Il vero nodo del voto è il sorteggio nel Csm

Più i giorni trascorrono, più si rende chiaro che la vera posta in gioco nella battaglia referendaria non è affatto nella separazione delle carriere tra pubblico ministero e organo giudicante, bensì neltemutissimo sorteggio dei magistrati chiamati a comporre il Consiglio superiore della magistratura. Non che la separazione non infastidisca i nostri giudici; tutt’altro. Quella commistione tra giudicante e requirente torna comoda sotto molti profili, tutti ben descritti nell’ultimo libro del ministro Carlo Nordio, Una nuova giustizia, un volume da leggere per la completezza e  lucidità d’analisi.

Ma non è su questo che desidero fermarmi. La posta in gioco è il governo della Magistratura, attraverso l’azione del suo sistema di potere – concentrato nella dialettica tra le correnti dell’Associazione nazionale magistrati – che, eleggendo i componenti del Csm, ha il dominio sulle carriere dei magistrati e sulla distribuzione tra loro delle più influenti cariche. La scorsa settimana, il nostro Procuratore della Repubblica, il dr. Nicola Gratteri, è giunto addirittura a minacciare denunce nei confronti di chi avesse utilizzato un suo intervento d’un paio d’anni fa, nel corso del quale prendeva posizione a favore del sorteggio nell’elezione dei componenti del Csm. Ed ha dovuto farsi carico di giustificare quella oggi rinnegata scelta, attraverso una serie d’alquanto sottili distinzioni tra il suo dire d’allora e l’attuale riforma costituzionale.

Ma non c’è dubbio che è proprio la questione del sorteggio ad urticare oltre ogni segno la magistratura più intraprendente sul........

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