Europa assente e divisa, irrilevante nei conflitti |
Ora che la fase più critica della situazione internazionale apertasi con l’attacco congiunto di stati Uniti ed Israele alla Repubblica Islamica dell’Iran sembrerebbe avviarsi verso, se non una ricomposizione, quanto meno un sensibile raffreddamento del conflitto, qualche lezione dalla storia potremmo cominciare a tirarla fuori.
Giusto per non lasciar sempre l’impressione di chi caschi dal pero o degli assertori di principi moralmente ineccepibili, ma politicamente insostenibili. Direi ancor più, per non lasciarci sempre sopravanzare dagli eventi, dovendo poi correre a ripari tanto improvvisati, quanto del tutto improbabili sulla media e lunga distanza. Bene.
Anzitutto, è da sciocchi disconoscere che sono ancora oggi gli USA, per potenza miliare ed economica, a dare le carte del gioco mondiale. Meglio: a poter creare scenari coinvolgenti l’intero scenario mondiale, senza che nulla possa farsi ad evitarlo. È difficile negare che l’intero mondo, ciascuna sua parte con i propri modi e con i propri mezzi, sia stata costretta ad intervenire nella vicenda del Golfo persico.
Dalla Cina all’India, dal Pakistan alla Russia, ognuno ha dovuto dare il suo contributo per concorrere a disinnescare il peggio. Si dirà, forse a ragione, ma sino ad un certo punto, che è stato da dissennati avviare quella guerra. Che gli Stati Uniti non avrebbero dovuto menarsi a capofitto, con fare imperialista, in un conflitto i cui esiti erano del tutto imprevedibili e le cui conseguenze sull’economia del mondo erano probabilisticamente troppo rischiose per poterle mettere in conto. Si dirà.
Ma, per l’intanto la cosa è........