Quale futuro per i dem: campo largo o baraccone? |
Da quando il Nazareno ospita Madama Elly, non ne azzecca più una. Oddio, non che prima andasse molto meglio! Ma qualche obiettivo positivo, ogni tanto, riusciva anche a centrarlo. Ora non ci riesce più. Fino a ieri era un partito monolitico, unito, dove tutti parlavano la stessa lingua; oggi sembra la succursale di un manicomio, dove ognuno parla, grida e fa per sé. Il che, nello specifico – contrariamente a quanto tramanda l’antica saggezza – non significa fare per tre. E le conseguenze si vedono. Ogni cosa finisce in caciara e, anziché festeggiare, si ritrovano “cornuti e mazziati”. Certo, il referendum non si è ancora svolto e bisognerà aspettare il 22 e 23 marzo, ma nel frattempo tantissimi esponenti dem, sulla riforma della giustizia, hanno preso le distanze, si sono allontanati dal partito e hanno ufficializzato – pur sapendo che, così facendo, mettevano a repentaglio la propria candidatura alle prossime elezioni, vedi la vicepresidente del Parlamento europeo Pina Picierno – che voteranno “sì” alla separazione delle carriere. Perché è “una cosa di sinistra”.
Sostengono convintamente, quelli della sinistra riformista, che ancora ricordano le discussioni della bicamerale D’Alema, quelle interne al Pci e ai suoi eredi negli ultimi decenni del ’900. E........