Il deserto, l’attesa e la scelta: la condizione umana

C’è un momento, nella vita del tenente Giovanni Drogo, in cui tutto potrebbe ancora cambiare. È giovane, appena arrivato alla Fortezza Bastiani e qualcuno già gli sussurra di andarsene perché quella fortezza avrebbe divorato i suoi anni, uno dopo l’altro, senza che lui se ne accorgesse se non all’ultimo,quando sarebbe stato oramaitroppo tardi. Drogo ascolta, annuisce, ma resta. E resta per trent’anni. Resta fino a quando la vita non è già passata, come un treno che non ha mai fermato la sua corsa.Pubblicato nel 1940, Il Deserto dei Tartari di Dino Buzzati - diventato anche un film di successo mondiale nel 1977 e ora riproposto nelle sale in versione restaurata - è stato letto in passato come una grande metafora della vita militare, dell’attesa vana di un nemico che non arriva mai o come la metafora del lento scorrere della vita, in perenne attesa di qualcosa di nuovo e di diverso che sembra non accadere mai. Ma oggi, in questo nostro presente liquido, frenetico eppureparadossalmente immobile nelle sue scontate formule esistenziali, questo romanzo grida verità molto più scomodee racconta sempre più di noi, di noi tutti, ogni qual volta lo riprendiamo in mano.Drogo aspetta i Tartari. Un nemico leggendario, temuto e........

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