Londra, Washington e l’Europa: il discorso del Re Carlo III |
«Abbiamo davvero ormai tutto in comune con l’America, tranne, naturalmente, la lingua». Con questa citazione di Oscar Wilde, Carlo III ha aperto il suo intervento davanti al Congresso degli Stati Uniti. Sembrava una battuta, ma era la chiave di volta dell'intero discorso. Il successo diplomatico del Sovrano nel suo viaggio negli Usa sta proprio nell'aver ribadito la comunanza profonda e la special relationship, molto appannata negli ultimi due anni, senza tuttavia rinunciare a segnare i punti di differenza e l’autonomia britannica. In un’epoca di diplomazia urlata via social, Carlo ha scelto la grammatica del riflesso e del sottinteso. L'origine temporale della crisi (le cui cause sono più profonde) risale ai primi giorni del mandato di Trump, quando Musk, non solo grande finanziatore del Presidente ma con un ruolo ufficiale di governo alla guida del Doge, aveva lanciato attacchi frontali al premier inglese Starmer, definendolo “complicit in the rape of Britain”. Lo aveva accusato di essere stato complice, quando era direttore del Crown Prosecution Service, delle cosiddette 'grooming gangs', le reti di sfruttamento minorile, e di aver promosso come Ministro Jess........