Classi dirigenti e democrazie: la rottamazione dei partiti

L’avvenuta rottamazione dei partiti non ha favorito, nelle democrazie, la selezione della classe dirigente. Il processo di dissoluzione dei partiti, grandi organizzazioni di massa formatesi, insieme ai sindacati, nella prima metà del novecento, si è innescato di pari passo con la caduta della prima Repubblica. Tangentopoli ci ha collettivamente persuasi che i partiti non andassero riformati ma rottamati e, di fatto, aboliti. Allo stato, quello che resta di ciò che furono un tempo partiti e sindacati, sono dei comitati, gruppi privati di arbitrario controllo delle rappresentanze parlamentari. Restano come appendici della piazza mediatico giudiziaria, e dettano l’agenda politica prescindendo dal perseguimento degli obiettivi di programma per la cui realizzazione chiedono il mandato elettorale a governare.Il processo storico che ha determinato tale stato di cose è stato il seguente: si è partiti dal lancio di monetine all’hotel Raphael e, passando per la plebiscitaria soluzione del dimezzamento delle rappresentanze parlamentari si è giunti fino all’egemonia dell’antipolitica e al diffuso disprezzo della rappresentanza parlamentare. Tutte le scelte politiche si giudicano, però, dalle conseguenze. Sicché è........

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