“Campo largo” da fischi, manca l’anima liberale

Finalmente si sa che cosa è il “campo largo”. È una permanente prova d’orchestra di coalizione, da alternativa al centrodestra, in cui per ora funziona solo un gioco sporco: gettare fango sugli avversari, dirne male e presumere arrogantemente di poterlo fare nell’ambito di una malintesa interpretazione della dialettica politica.

Oltre a tutto questo, di anomalo c’è già il buio fitto su programma, leadership da opporre alla Meloni, impresa impossibile in un caravanserraglio d’innesti, convenienze tra tante anime e anche qualche “malanima”. Ciò può far comodo a un peripatetico quartetto “squallor” che, ogni giorno, apparecchia un miserevole concerto d’insulti piuttosto che misurarsi sulle soluzioni da dare alle problematiche endemiche del nostro Paese.

Attribuibili non solo a una parte politica, ma, nel corso di anni e dialternanze di governi di vario segno, anche a responsabilità “bipartirsan”. Un discorso che non va a genio all’odierna sinistra oltranzista e autoreferenziale, guidata da una dispensatrice di spot, Elly Schlein.

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