I riflessi sulla politica. Orsina: “Sì o No? Le leader non cadranno”

Giovanni Orsina, politologo e direttore della Luiss school of government

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Roma, 22 marzo 2026 – A un anno dalle elezioni politiche il voto sul referendum avrà un impatto importante ma, qualunque sia il risultato, “non clamoroso” su centrodestra e centrosinistra. Giovanni Orsina, politologo e direttore della Luiss school of government, spiega ragioni e prospettive.

Professor Orsina quali scenari e quali conseguenze politiche dall’esito del referendum?

“Secondo me né in caso di vittoria del No né in caso di vittoria del Sì avremo delle conseguenze clamorose: non prevedo crisi di governo o grosse trasformazioni negli equilibri della maggioranza e non prevedo neanche, in caso di vittoria del Sì, dimissioni di Elly Schlein. L’impatto politico ci sarà, sarà importante ma non devastante”.

Mettiamo vinca il No, cosa succede?

“Meloni ne uscirebbe indebolita, indiscutibilmente. La cosa più rilevante è che sarebbe la sua prima vera sconfitta, lei finora è stata una vincente e gli italiani non amano gli sconfitti. Sarebbe un colpo molto duro che potrebbe (ma si noti il condizionale) avviare un processo di indebolimento. Immaginiamo che Fdi cominci a calare nei sondaggi, che i partner di governo si innervosiscano, che l’opposizione riprenda fiducia in se stessa: una potenziale vittoria del No potrebbe avviare un pericoloso effetto valanga per Meloni. Inoltre l’opposizione sarebbe ringalluzzita, la leadership di Schlein rafforzata e ci sarebbe una spinta a convergere nel campo largo, anche se non sarebbero risolti tutti i problemi”.

Meloni comunque non farà la fine di Renzi dopo la sconfitta al referendum del 2016, ha già detto che non si dimetterà…

“No, assolutamente. C’è una grandissima differenza con Renzi: in questo caso, veramente, non c’è alternativa. Renzi era alla guida di un partito che ha potuto continuare anche in sua assenza, con il governo Gentiloni, nel caso di Meloni non c’è questa opzione, si dovrebbe andare al voto e chi vuole il voto? A Meloni non converrebbe andarci in una posizione di debolezza, è molto prudente, non azzarderebbe. Non converrebbe ai suoi partner di governo né all’opposizione che non è pronta”.

E se invece vincesse il Sì?

“Il governo sarebbe molto rafforzato e Meloni potrebbe guardare al voto del 2027 con ottimismo, sarebbe una volata importante. Ma dovrebbero fare attenzione a non farsi prendere la mano e, pensando di essere invincibili, attuare comportamenti più arroganti. Questo potrebbe indurli a errori gravi da qui al voto, rivelandosi un boomerang. Se, invece, riescono ad evitare questa deriva, fare una finanziaria un po’ espansiva e non avere la sfortuna di sfide esogene avranno, in un certo senso, una via spianata verso le elezioni del 2027. Nel Pd, invece, vedremmo un rafforzarsi dell’opposizione interna a Schlein e di tutta quella parte schierata per il Sì. Ma nemmeno il Pd è autolesionista al punto tale di cambiare segretaria a un anno dal voto. Però Schlein sarebbe indebolita e le varie Picierno ringalluzzite. Conclusione? La costruzione del campo largo sarebbe parecchio ostacolata”.

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C’è qualcuno, secondo lei, magari tra coloro che appaiono come battitori liberi - Renzi, Vannacci, Calenda – che sta in una posizione win/win?

“A Renzi e Vannacci converrebbe vincesse il No, ma potrebbero avere dei vantaggi anche dal Sì. A Vannacci, in tutti i casi, non conviene che la maggioranza sia troppo forte, altrimenti potrebbe anche fare a meno di lui. A Renzi conviene il No, anche se, se vincesse il Sì, potrebbe avere maggiore forza nella ricostruzione del campo largo. Calenda? Credo che alla fine gli convenga il No, gli conviene che i due schieramenti continuino ad essere in equilibrio perché più lo sono più lui ha spazio di movimento”.

La morte di Bossi ha un peso politico sulla Lega?

“Di certo la sua scomparsa ha consentito a tutti di guardare indietro a quella stagione della Lega bossiana e di ripensarne le ragioni. Ci ha ricordato quanto la Lega di Salvini sia una cosa diversa rispetto a quella Lega e in questo senso ha rafforzato l’identità della Lega Zaia ma non credo che questo abbia un grande impatto politico”.

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