I giudici criticano Gratteri, lettera di 51 magistrati per il Sì al referendum: “Adesso indaghi anche su di noi”

Roma, 14 febbraio 2026 – Il clima resta teso sulla riforma della giustizia mentre il caso Gratteri continua a tenere banco. Al centro della giornata c’è l’iniziativa di 51 magistrati che puntano il dito contro “l’assordante silenzio dell’Anm” e si scusano “con i cittadini che si sono sentiti oltraggiati” dalle affermazioni del procuratore. Poi l’affondo: “Aumentano le adesioni dei magistrati che votano sì, ci indaghi tutti signor Gratteri”. A sostegno del procuratore generale di Napoli, che ieri aveva accostato chi voterà Sì al referendum del 22 e 23 marzo ai centri di potere occulti, mentre “le persone perbene” voteranno no, si pronunciano i consiglieri togati del Csm di Area Dg, di Magistratura democratica e di Unicost insieme a sei dei sette consiglieri di Magistratura indipendente, all’indipendente Roberto Fontana e ai laici Roberto Romboli ed Ernesto Carbone, secondo i quali la polemica sulle singole frasi di Gratteri “non serve a nessuno e distorce il senso delle argomentazioni”. Peraltro, aggiungono, in un Paese come il nostro, “segnato dal peso delle grandi organizzazioni criminali”, interrogarsi su “interessi e convenienze, anche criminali, che possono girare intorno a una riforma non è un’eresia”. Ma, attenzione, avvertono, il Csm “non può essere trascinato nel dibattito referendario, ventilando iniziative in chiave disciplinare” all’indirizzo di Gratteri come qualcuno aveva annunciato ieri.

Mentre, en passant, Margherita Cassano, ex presidente della Corte Costituzionale – e prima donna ad aver ricoperto questo incarico – ricorda a tutti che l’autonomia e l’indipendenza della magistratura "non sono prerogative di una casta professionale ma valori” della Costituzione, la politica continua a litigare sulla scia delle parole del procuratore. Se il ministro della Giustizia Carlo Nordio rivendica la necessità della riforma anche perché ci sono “magistrati che non pagano mai per i loro errori”, lamentandosi poi delle strumentalizzazioni da sinistra, i dem, con la segretaria Elly Schlein, osservano che “è Meloni a politicizzare” il referendum trovando ogni giorno “un motivo per attaccare i magistrati”, “non vogliamo in Italia né il modello Orban né quello Trump”.

Tutti i big dei partiti sono ormai in campo per il referendum e Fratelli d’Italia è pronta a definire l’impegno della premier Giorgia Meloni a favore del Sì: tra le ipotesi c’è l’evento di Milano a metà marzo, ma non solo. "Saremo tra la gente”, chiosa Arianna Meloni. Intanto secondo un sondaggio dell’Istituto Noto il No sta accorciando le distanze: per il Sì, nell’ultima rilevazione, si pronuncia il 53% degli intervistati, per il No il 47%, mentre due settimane fa le percentuali erano rispettivamente il 59% e il 41%. La presa di posizione più dura contro Gratteri arriva dal ministro azzurro Paolo Zangrillo, che solleva “un problema di idoneità di un magistrato a ricoprire quel ruolo”, mentre il portavoce del Comitato Sì riforma Alessandro Sallusti torna sui test psico-attitudinali per le toghe, argomentazione già usata da Nordio (copyright Silvio Berlusconi). “Il ministro Nordio ha parlato di test psicoattitudinale, aggiungerei un antidoping per vedere le condizioni in cui era quando ha detto quelle robe”, conclude Sallusti.


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