Il Giorno e il Salone da 70 anni insieme. Chiude la tre giorni fra storia e design: “Ora ampliare la visione del futuro”

Un momento dei vari talk che hanno costituito la terza serata di festeggiamenti de Il Giorno

Articolo: Il Giorno, 70 anni di stile. Bruno Bozzetto e quell’articolo da cui iniziò tutto: “Mi ha dato il successo”

Articolo: Il compleanno de Il Giorno, quotidiano moderno da 70 anni: porte aperte, talk e una mostra

Articolo: Design, l’esperienza del Fuorisalone di Chinatown: “Progettare e non essere progettati”

Milano, 23 aprile 2026 – Terza serata di festa per il compleanno del Giorno e terza giornata del Salone del Mobile 2026. Un intreccio che parte da lontano: nel 1961, all’alba del Salone, quando gli operatori erano poco più di 300 in due padiglioni in piazza VI Febbraio e i visitatori circa 10mila, di cui un migliaio dall’estero, sul nostro quotidiano, nella parte del “Diario di Milano“ si scriveva a riguardo una previsione: “la possibilità di ampliare le esportazioni” dei mobili made in Italy all’estero.

Un augurio che ha portato a un futuro radioso. Oggi il Salone ha “più di 1900 espositori, di cui oltre il 35% dall’estero, con un minimo comun denominatore: la qualità”, sottolinea Luca Palermo, ad e direttore generale di Federlegno Arredo Eventi, tra gli ospiti del talk di chiusura organizzato dal Giorno. “Abbiamo 32 Paesi rappresentati e, soprattutto, 161 rappresentati in termini di visitatori. Obiettivo, ora, è creare una piattaforma economica viva tutto l’anno”.

Quanto ai numeri del 2026 “possiamo dire intanto che il 70% di visitatori è straniero. Tra i grandi Paesi di ritorno, sicuramente la Germania”. Per il futuro si punterà a conquistare altri mercati come India e sud est asiatico. “Fondamentale sarà la capacità di adattarsi”. E pensando al 2027, sull’onda del “Salone Contract“, la nuova piattaforma strategica dedicata ai grandi progetti, “si amplieranno le aree adibite allo scambio”.

Design, l’esperienza del Fuorisalone di Chinatown: “Progettare e non essere progettati”

"Le aziende fanno cultura”

Quel che è certo è che “al Salone – continua Annalisa Rosso, direttore editoriale e culturale, advisor del Salone del Mobile – si trova sempre quello che si cerca ma anche delle belle sorprese”. Tra le installazioni “che fanno sognare” e che sono visitabili fino a domenica ricorda “Aurea“, di Maison Numéro 20, che trasporta le persone in un hotel immaginario, e “Abito“, curata da Palomba e Serafini, che “indaga il rapporto sociale tra l’abito femminile e l’evoluzione del design in epoca moderna e contemporanea.

"Le aziende – evidenzia Rosso – fanno cultura, abbiamo la Biennale del bagno e di cucina ed elettrodomestici. Innovazioni anche culturali”. Per esempio “nei bagni si punta a spazi benessere, a saune e al risparmio idrico”. Innovazioni che fanno comprendere quanto sia importante investire nel futuro e anche sostenere le imprese.

Il Giorno e l’economia

“Il Giorno – ricorda Sandro Neri, responsabile Qn Economia – è stato il primo a raccontare in chiave moderna l’economia e ha continuato a raccontare il mondo produttivo e l’innovazione. E racconta anche le eccellenze”. Tra cui il settore design e arredo, “che vale circa 161 miliardi di euro – dice Enrica Delgrosso, Regional director Nordovest di Sace – con oltre 154mila aziende e 656mila occupati. Solo la filiera del mobile genera 44 miliardi di fatturato. In termini di export registra 14 miliardi per il 2025, in linea con il 2024 in un contesto estremamente incerto”.

Tra prodotti in crescita, “divani e poltrone con +1,4%”. Per il futuro, “tracciare rotte alternative per l’export è fondamentale” in mercati non più tradizionali e in un contesto internazionale difficile da affrontare. Quali sono le sfide? “I mercati sono tanti, c’è il Golfo Persico, per esempio, sicuramente il conflitto non sta aiutando ma questo non vuol dire che sia da escludere – evidenzia Carolina Lonetti, direttore export credit e finanza agevolata di Simest –, c’è tutto il comparto del nord Africa, quello latinoamericano. La sfida è saper intercettare come cambia la domanda, come cambiano i gusti”.

E se “la filiera soffre di una scarsa attrattività per quel che riguarda la lavorazione del legno, le università stanno investendo tanto su professioni nuove”. Conclude con un consiglio alle piccole imprese: “Capire il valore della consulenza strategica. A volte si fa un investimento sbagliato perché dietro non c’è stato un giusto pensiero”. E le grandi possono e devono essere d’aiuto.

© Riproduzione riservata


© Quotidiano