Stefania Craxi: “Stavolta su Sigonella è questione di trattati. Nel 1985 con mio padre premier fu duro scontro” / |
La base di Sigonella in Sicilia (Ansa)
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Roma, 1 aprile 2026 – La base di Sigonella vietata ai bombardieri Usa. Basta questo per sentirci catapultati nel 1985. “Ma la storia non si ripete”, chiarisce Stefania Craxi, capogruppo di Forza Italia in Senato, già presidente della Commissione Esteri e Difesa e sottosegretaria alla Farnesina con Berlusconi.
Senatrice, eppure la suggestione è inevitabile.
“Il parallelismo è solo simbolico. Anche se, oggi come ieri, gli avvenimenti testimoniano quanto il Mediterraneo resti un’area nevralgica, nonostante molti ne abbiano profetizzato in questi anni la perdita di rilevanza: uno specchio di mare da sempre crocevia dei destini del mondo e, purtroppo, anche epicentro di instabilità globale”.
Ma perché la vicenda dello scorso 27 marzo e quella che coinvolse suo padre Bettino, presidente del Consiglio nel 1985, non sono paragonabili?
“A parte la differenza dei contesti storici che fanno da cornice, nell’ottobre del 1985 la crisi tra Italia e Stati Uniti fu innescata da una controversia di natura giuridica riguardante il destino dei terroristi palestinesi colpevoli del dirottamento di una nave e dell’uccisione di una persona a bordo, che il governo Craxi assicurò alla giurisdizione italiana in piena osservanza delle norme del diritto internazionale; poi, certo, intervennero dinamiche di natura politica, diplomatica, militare. Il nodo oggi è prevalentemente procedurale, non siamo dinanzi a un duro confronto operativo come fu allora: la questione attiene al rispetto dei Trattati che non prevedono l’utilizzo delle nostre basi per finalità belliche”.
Veniamo alle conseguenze: in una nota il governo ha ribadito che il no non comporta nessuna frizione con i partner internazionali, in primis gli Usa. Ma può essere davvero così?
“Certamente sì. Non c’è alcuno strappo, né tantomeno un cambio di postura nel rapporto atlantico che resta ineludibile, per l’Italia e per l’Europa. Il governo ha agito in maniera ineccepibile, tenendo fede agli accordi vigenti”.
Lei era presidente della commissione Esteri in Senato: eravate stati informati?
“Le decisioni in questo ambito, quando riguardano questioni militari e di sicurezza, maturano spesso in tempi rapidi e coinvolgono in primo luogo la sfera esecutiva”.
Il governo in ogni caso si impegna ad informare il Parlamento su ogni richiesta di uso delle basi. Ma è concretamente possibile?
“In linea teorica sì, e bene fa il governo a porsi come obiettivo la massima trasparenza informativa. Va però detto che tutta una serie di fattori – dall’esigenza di tempestività operativa, alle ragioni di riservatezza militare e di intelligence, fino ai vincoli di sicurezza propri dei partner internazionali – rendono difficoltoso questo processo”.
Che sviluppi vede nel quadrante mediorientale?
“Credo che il rischio concreto sia quello di un conflitto prolungato, che si nutre della reciproca diffidenza fra gli attori coinvolti. È uno scenario che va assolutamente evitato fornendo impulso alle azioni diplomatiche, perché le già gravi conseguenze economiche rischiano di trascinare il sistema globale nel baratro”.
E che ruolo ha e avrà l’Italia?
“L’Italia è oggi il Paese politicamente più stabile d’Europa, ha una credibilità che può spendere in primo luogo facendosi interprete della necessità di manovrare le leve della responsabilità e dell’iniziativa politica. E possiamo farlo proprio in ottica comunitaria, convinti come siamo che l’Europa debba essere attore e non spettatore, soprattutto quando sono in gioco sicurezza commerciale, stabilità energetica e libertà di navigazione, principi fondativi del diritto internazionale”.
Schlein e Conte chiedono chiarezza e chiamano la premier in Aula. Ci andrà?
“Il confronto parlamentare è il perno della vita democratica, la premier è sempre intervenuta in Aula quando la situazione lo ha richiesto. Il punto però è un altro. Siamo di fronte a un’opposizione anti-italiana che non perde occasione di utilizzare strumentalmente ogni vicenda secondo logiche di parte, senza badare agli effetti negativi che ne derivano per l’immagine del Paese. Fino a ieri, la narrazione era funzionale a dipingere un governo asservito ai desiderata di Trump, oggi, invece, si chiedono chiarimenti su una presa di posizione che non lascia alcun margine di dubbio, perché è stata rispettosa del diritto e degli impegni assunti in Parlamento”.
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