Referendum, Orlando e il fronte del No: “Il governo vuole punire i pm. Gli italiani lo hanno capito” |
Roma, 18 febbraio 2026 – Genova, Siracusa, Bologna. Andrea Orlando, già ministro della Giustizia Pd: sta girando l’Italia per il No al referendum. È vero che l’interesse cresce? O tocca dirlo per motivare le truppe?
"È vero. Nulla è scontato ma da qualche tempo gli incontri sono più partecipati. C’è un interesse forte, e una maggiore presa di posizione sul merito della riforma”.
“La campagna di demonizzazione della magistratura che la destra ha intrapreso, contando su un oggettivo appannamento del ruolo dei giudici, per motivare la riforma ha sortito effetti per loro inattesi”.
E buoni invece per voi del No...
“In molti hanno finalmente capito che il fine di questa riforma è ben differente da quello dichiarato”.
“La scusa della parità tra le parti, peraltro tutt’altro che certa con la modifica, non riesce a celare la tentazione di un’azione punitiva. Ciò ha reso la campagna in un derby tra magistratura e politica. E duole dirlo ma per quanto impopolare la magistratura lo è meno della politica. Le dichiarazioni di Nordio, poi, danno una grossa mano...”.
Una riforma serviva, non crede?
“Ma questa è sempre più chiaramente uno sfregio alla Costituzione e non una riforma. Può immaginare i padri costituenti che concepiscono il sorteggio come strumento di selezione di un organo? E se il piano si sposta dal funzionamento della giustizia alla nostra Carta, poi... Da un lato ci sono i padri costituenti e il loro straordinario lavoro di sintesi. Dall’altro cinque parlamentari di centrodestra che hanno riscritto in modo unilaterale una parte di quel lavoro. Gli italiani se ne stanno accorgendo”.
La verità è che la giustizia in questo Paese sembra irriformabile. Da ex Guardasigilli condivide?
“No. Penso, invece che la giustizia in Italia abbia limiti derivati dalle risorse che le vengono destinate, come accade alle macchine più complesse della cosa pubblica”.
Ma questa macchina, come sta?
“La cura di alcune patologie è in atto da tempo, lo dimostra il fatto che non si assiste più a certi scempi sul fronte penale come la diffusione indiscriminata di intercettazioni o il tintinnare di manette all’alba in favore di telecamere. Ma un percorso di riforma si nutre di informatizzazione, uso dell’AI, miglioramento della formazione”.
Finanziamenti, non nuove leggi.
“Serve il cacciavite, per riprendere una metafora di Prodi. Tanto più alla luce delle molte innovazioni di questi anni, alcune recentissime. Nordio invece ha scelto l’ascia, e la sensazione è che lo abbia fatto per mandare un segnale politico alla magistratura: se ci intralciate, noi interveniamo. Un segnale in linea con la famiglia politica internazionale alla quale appartengono”.
A proposito di famiglie politiche: a destra sono tutti uniti per il Sì. A sinistra, e nello stesso Pd, convivono sia il No che il Sì...
“Anche nel fronte del Sì qualche movimento inatteso c’è stato. Penso a molti penalisti illustri e a una parte dell’avvocatura per il No. Detto ciò: una delle differenze sostanziali tra destra e sinistra resta il riconoscimento del dibattito come processo decisionale. La posizione della destra è esemplificata dallo stesso percorso della riforma Nordio, uscita dal voto così come era entrata, senza che nessuno anche nella maggioranza si sia permesso di spostare una virgola”.
La sinistra per il Sì, si diceva.
“I colleghi che voteranno Sì sostenendo che si tratta di una nostra antica battaglia, cosa non vera, è come se si fossero svegliati oggi da un lungo sonno e avessero perso tutti i passaggi intercorsi fino a qui. Come in quel film, ricorda? Goodbye Lenin. In questo caso direi ’Goodbye Bicamerale’...”.
Parlando di risvegli: vi alzate domani e ha vinto il no. È un addio a ogni riforma della giustizia?
"Se la maggioranza lo volesse, già un minuto dopo la vittoria del no potremmo ripartire da un vero dibattito sulla giustizia. Che tenga conto dei problemi veri, le risorse, la specializzazione, la separazione delle funzioni, il funzionamento del processo penale e civile, fino alla legge elettorale del Csm. Avessero scelto questa strada e non lo sfregio unilaterale della Costituzione, oggi non saremmo qui”.