Nardella suona ‘Bella ciao’ all’alba nella piazza deserta: “La politica oggi è un violino stridente”
L’europarlamentare ed ex sindaco di Firenze Dario Nardella ha suonato, nella mattinata del 25 aprile, ‘Bella Ciao’ in piazza Santa Croce
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Firenze, 25 aprile 2026 – Talvolta le parole non occorrono, basta la musica. Tant’è. Questa mattina le note di ‘Bella Ciao’ hanno vibrato in una piazza Santa Croce semi deserta. Ad eseguire col violino lo struggente canto popolare dedicato ai partigiani della resistenza italiana un maestro d’eccezione, l’europarlamentare Dario Nardella.
Oggi, 25 aprile, ha scelto di parlare con la musica, che messaggio vuol mandare?
“La musica è sinonimo di libertà, è davvero un modo potente per celebrare il 25 aprile. E’ più forte di mille parole; sa arrivare dove talvolta mille parole non arriverebbero mai, e ‘Bella Ciao’ è un simbolo universale di libertà, non è solo legata alla Resistenza. La musica poi è un linguaggio compreso da chiunque, un linguaggio che posiamo definire intrinseco, che chiunque ha naturalmente dentro e che quindi è comprensibile da tutti”.
Suonare in piazza Santa Croce per la festa della Liberazione. Che emozione si prova a far risuonare la libertà proprio da questa piazza?
“Santa Croce è il luogo della memoria civile italiana, ci sono le tombe monumentali di illustri personaggi storici, tra cui Michelangelo, Galileo Galilei, Niccolò Machiavelli, Ugo Foscolo, è quindi simbolo dell’identità civile italiana. Inoltre nell’ottavo centenario della morte di San Francesco d'Assisi, San Francesco appunto è un simbolo non di rinuncia ma di libertà, si libera dalla brama di possesso. E’ un atto di grande coraggio e di libertà".
Oltre a ‘Bella Ciao’, c’è un brano in particolare che le viene in mente quando pensa ai valori della Costituzione?
“Devo dire che ce ne sono diversi, penso all’Inno alla gioia di Beethoven, inno che invita alla fratellanza universale, alla pace e all'unità dell'umanità. Aggiungo ancora il ‘Va, pensiero’ il celebre coro degli ebrei prigionieri nel terzo atto del Nabucco, simbolo fortissimo di nostalgia della patria perduta e pertanto della libertà. Poi ‘Libertà’ di Giorgio Gaber e ‘Imagine’ di John Lennon, inno pacifista per antonomasia che invita a immaginare un mondo unito, senza guerre”.
È più facile accordare un violino o mettere d’accordo le anime della politica?
“Sicuramente è più facile accordare un violino. La cultura greca era in armonia era in grande proporzione. Oggi invece la politica è un violino stridente. Ma il bisogno di armonia è insito nell’essere umano”
La musica richiede disciplina e ascolto, quali di queste due doti, oggi, serve più alla politica italiana?
“Servono entrambe, disciplina e ascolto. Penso però che l’ascolto sia la priorità, quando manca l’ascolto diventi demagogo, prepotente, violento. Purtroppo è quello che vediamo oggi a livello internazionale”.
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