Perché Trump ha attaccato il Venezuela del ‘caudillo’ Maduro: le riserve miliardarie di petrolio e il mercato americano delle armi
Roma, 3 gennaio 2026 – L’attacco che la scorsa notte gli Stati Uniti hanno sferrato contro il Venezuela e la sconfitta di Nicolas Maduro – che secondo alcune fonti sarebbe già fuori dal Paese in stato di arresto – era stato programmato in una riunione natalizia alla Casa Bianca in cui tutti i collaboratori di Donald Trump avevano dato l’ok e poi era stato congelato perché la vicenda nigeriana con l’Isis che aveva rialzato la testa era stata considerata in quel momento prioritaria.
Così l’amministrazione americana, risolto il problema (per ora) in Africa è tornata a pensare ai Caraibi e alla prima occasione utile studiata dall’intelligence anche per le condizioni meteorologiche nella regione ha scatenato le armi. Che se nel caso della Nigeria erano state affilate contro una organizzazione terroristica, qui hanno visto come destinatario uno Stato sovrano – Maduro è stato eletto tre volte pur fra le polemiche – e quindi in un contesto ben più grave. Trump, lo si sa, considera quello che era presieduto da © Quotidiano
