Quel No di Craxi, il mito siciliano e la leggenda sul “lodo Moro” /
Il Boeing dell'Egypt Air circondato dalle forze americane a Sigonella, a loro volta circondate dalle forze speciali dei carabinieri, l'11 ottobre 1985 (Ansa). A destra Craxi e Reagan
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Ci sono nomi che, nella storia della guerra fredda significano qualcosa per ogni Paese. Per gli Stati Uniti è Cuba, per i britannici è Suez, per la Francia è l’Indocina; per l’Italia è Sigonella. Un nome che evoca sia la base dei missili statunitensi Pershing e Gryphon, dati all’Italia in risposta agli SS-20 sovietici dislocati lungo la cortina di ferro, sia il ricordo del primo vero scontro di volontà tra il presidente del Consiglio Craxi e il presidente Usa Reagan, l’inventore dello slogan “make America great again”.
La storia è nota: gli americani costrinsero all’atterraggio l’aereo che stava portando in Tunisia dall’Egitto i sequestratori della nave italiana “Achille Lauro”, una vicenda che aveva visto l’uccisione del passeggero americano Leon Klinghoffer. Il governo Craxi, a suo dire ignaro dell’assassinio, aveva concluso un accordo coi sequestratori della nave, garantendo un salvacondotto in cambio della restituzione della nave e di tutti gli ostaggi, ma gli americani non ci stettero: dirottarono il jet di linea egiziano, nel quale si trovava anche Abu Abbas, il capo della fazione che aveva condotto l’operazione, e lo costrinsero all’atterraggio a Sigonella.
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L’Italia però rivendicava la giurisdizione, poiché il dirottamento della nave italiana era avvenuto in acque internazionali, quindi sul territorio nazionale, e per questo impedì alle forze speciali Usa, inviate di corsa a Sigonella, di salire sull’aereo, circondandolo sulla pista con i militari di leva della Vigilanza Aeronautica Militare.
Gli americani si fecero aggressivi, circondando il cordone degli italiani. A quel punto il governo italiano scelse il confronto duro, facendo circondare gli americani con un terzo cerchio di carabinieri e militari, per ribadire che quell’aereo era su territorio italiano e le decisioni le prendeva Roma. Per alcune ore italiani e americani si confrontarono armi in pugno, in uno “stallo alla messicana” degno di Sergio Leone.
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La crisi si risolse solo dopo un faticoso scambio di lettere e di telefonate furibonde tra Reagan e Craxi. L’idea che l’Italia fosse un rifugio per i terroristi, sull’onda del supposto “accordo” informale concluso con Arafat niente meno che da Moro anni prima (il “lodo Moro”, una leggenda metropolitana della politica internazionale), venne da allora in poi alimentata da questo atto di orgoglio nazionale, affermato in punta di diritto internazionale. Una cosa oggi sempre più rara.
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