Giorgio Mulè (Forza Italia): “Un attacco al governo. Pesa l’asse con Trump”

Giorgio Mulè, deputato di Forza Italia

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Roma, 24 marzo 2026 – Giorgio Mulè, deputato di Forza Italia, è stato una delle facce del Sì. Naturale che oggi sia una delle facce più tristi. Che cosa non è funzionato?

“È un verdetto non del tutto negativo, visto che la riforma ha ottenuto il consenso di oltre 12 milioni di italiani, con un distacco non di tipo tennistico, da ko. Bastavano tre o quattro punti in più a noi e in meno a loro e avremmo vinto”.

Come si spiega questo risultato che oggettivamente non era nelle previsioni?

“È stato un referendum non sulla giustizia ma sul governo Meloni. Basta guardare il primo video che fanno i magistrati di Napoli in cui ballano come una scolaresca al grido di “Chi non salta la Meloni è"”.

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Dire che è stato un voto politico non è molto consolante.

“Non cerco una giustificazione a tutti i costi. È solo che il referendum è stato usato come test per attaccare il governo”.

Però finora nei sondaggi, per quanto valgono, il governo e i partiti che sostengono il governo non avevano accusato grandi defaillance.

“E infatti questa è la dimostrazione che godevamo di un generale consenso”.

La postura del governo su Trump vi ha un po’ penalizzati?

“Qualcosina può aver inciso perché è stata strumentalizzata, magari il tema carburanti, ma poca roba. Anche se mi rendo conto che in certi frangenti tutto fa brodo”.

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E adesso che cosa accadrà?

“Nulla di particolare. Il governo ha detto chiarissimamente che sarebbe andato avanti anche in caso vittoria del No e così sarà”.

Nordio si deve dimettere?

“Nordio, Bartolozzi, Delmastro sono, come dire, tutti orpelli a una campagna referendaria che ha avuto sicuramente degli scivoloni, si è prestata a essere strumentalizzata con dichiarazioni e comportamenti, ma il cui risultato è stata solo farla deviare dal merito della questione principale, la separazione delle carriere”.

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Ci sarà un passaggio parlamentare con una fiducia?

“Non penso che sia necessario perché, ripeto, non era una consultazione sul governo e che ricordo era stata votata da Azione, parti di Italia Viva, parti del Partito Democratico e dei Cinque Stelle”.

Il percorso della legge elettorale subirà modifiche? Il voto cambierà i termini della questione?

“Probabilmente li cambierà a sinistra, nel senso che adesso in quello che si definisce il campo largo faranno un’alleanza o qualcosa che ci somigli, quindi magari avranno una postura diversa”.

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Voi cercherete di ascoltare le opposizioni?

“Servirà un tavolo condiviso in cui insieme si raggiunge un punto di equilibrio e di compromesso, senza forzature”.

Questo accento sul ‘senza forzatura’ è un lascito del risultato del referendum?

“La legge elettorale deve essere fatta insieme, non si può fare a colpi di maggioranza, deve essere condivisa, si può essere d’accordo su delle sfumature, ma la radice deve essere condivisa, guai non fosse così”.

Ma se gli altri non accettano la vostra impostazione?

“Per assicurare la governabilità qualcosa occorrerà fare certamente”.

Alcuni nel centrodestra accusano la Lega di aver fatto poco.

“Se adesso ci mettessimo a dare le croce a destra e a manca, a cercare capi respiratori, faremmo un cattivo servizio alla realtà. Ognuno sa quello che ha fatto. Noi di Forza Italia abbiamo la coscienza pulitissima, poi ognuno farà il suo esame di coscienza”.

La performance del Si al sud non è stata positiva, e tra un anno si vota in Sicilia.

“Questo particolare richiederà certamente una riflessione”.

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“Il centrodestra si deve distinguere per la sua natura riformista e quindi farebbe male ad abbandonare questi temi. Li deve affrontare con maturità, cercando di provare a vedere se ci sono dei punti di convergenza con gli altri partiti”.

Sulla politica estera è possibile qualche svolta?

“Subiamo i giorni alterni di Trump, anche se l’Italia mantiene una posizione di sano equilibrio tra le parti in causa”.

Ma non sarebbe meglio scegliere un pochino più l’Europa?

“L’Europa, se batte un colpo, magari ci fa capire che è più presente… Ti puoi impegnare a pungolarla, ma più di così che devi fare?”.

Per esempio non bloccare la riforma del voto all’unanimità.

“Noi l’abbiamo fatto come Forza Italia, il Partito Popolare è un convinto assertore che l’unanimità vada superata”.

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