Trump, Netanyahu e gli “Espstein File”. Cartoon in stile Lego come propaganda di Teheran |
Alcune scene del video di propaganda contro Trump diffuso da Teheran
Video: Il video in stile Lego usato per la propaganda di Teheran
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Roma, 11 novembre 2026 – La guerra si gioca anche sul filo della propaganda: non solo strategie di intelligence a colpi di IA, ma anche animazioni in stile Lego progettate per diventare virali. È il caso della clip diffusa dall’Istituto statale iraniano Revayat-e Fath sulla televisione di Stato di Teheran in risposta al remix della ‘Macarena’ diffuso dalla Casa Bianca.
Un video costruito come un cartoon, con tanto di riproduzioni giocattolo di Trump e Netanyahu abbracciati in modo fraterno, il Diavolo con le corna, bombe e aerei da guerra. Una narrazione improntata sugli stereotipi occidentali. Non manca nulla per creare terrore, c’è perfino il famoso “pulsante rosso” nella stanza di bottoni – ovvero la Sala Ovale del presidente Usa – che un rabbioso tycoon innesca con rabbia per dare avvio ai bombardamenti congiunti Usa-Israele del 28 febbraio, quando sotto una pioggia di droni e di missili è stata uccisa la Guida suprema iraniana Ali Khamenei e innescato la guerra in Medio Oriente.
Condiviso sulle piattaforme di Meta e su X, la clip ha raccolto decine di migliaia di “mi piace” e di condivisioni. Senza dialoghi, sembra disegnato per raggiungere una ‘gettata di fuoco’ di portata internazionale per tracciare una linea tra nemici e avversari in una guerra feroce chesta facendo tramare le Borse, i mercati energetici e l'opinione pubblica mondiale.
L’album di foto “Epstein File"
Il video si apre con i due leader dipinti come ‘amici fraterni’ abbracciati, l’israeliano Benjamin Netanyahu e l’americano Donald Trump. Accanto a loro il diavolo in persona. Insieme sfogliano un album di foto tra l’ilarità di Benjamin e la disperazione di Donald. Poi l’inquadratura si allarga e spunta una scritta che scotta: “Epstein file”. Il presidente Usa diventa furioso e dà inizio alla guerra.
Il missile Usa sulle bambine vestite di rosa
Infuriato, Trump schiaccia il pulsante rosso e lancia nei cieli un missile con la bandiera americana. Durante il volo, si vede un’insegnante iraniana che spiega alla lavagna davanti a una classe di bambine con il vero rosa, rappresentano le 150 studentesse uccise dai raid nella scuola elementare Shajareh Tayyebeh di Minab.
Dopo che l'insegnante scrive alla lavagna le parole “La mia patria è la mia vita”, lo schermo si oscura: il video si interrompe, come un flash, e riprende con le macerie, una scarpetta e uno zainetto rosa. Dolore e disperazione è il sottotesto. È proprio a loro che il video è stato dedicato nella scena finale, le piccole vittime innalzate a “martiri dell’Iran”.
La controffensiva iraniana
Un funzionario iraniano, anche lui in versione Lego, raccoglie a terra e lo zainetto di una piccola vittima e piange. La sua tristezza si trasformi in rabbia e da lì si scatena la controffensiva contro le forze inglesi a Cipro – con la gente che fugge e i palazzi che esplodono – il grattacielo a vela simbolo di Dubai e gli altri bersagli del Golfo.
Il video continua in un crescendo di attacchi e musiche emozionali, tra occidentali in fuga e rabbini in lacrime. La propaganda è chiara: l’animazione è costruita per ‘giustificare’ gli attacchi iraniani e la diffusione del conflitto in Medio Oriente.
La colonna sonora e le bimbe “martirizzate”
Con una colonna sonora nazionalista in sottofondo, il video mostra le Guardie Rivoluzionarie iraniane che reagiscono attaccando i siti dove insitono gli interessi degli Stati Uniti e di Israele nel Golfo.
Il video si conclude tornando alle 150 vittime della scuole elementare, una strage che ha colpito anche il cuore dell’Occidente e dalla quale oggi ha preso le distanze anche la premier Giorgia Meloni durante le comunicazioni in Senato. La frase finale dà l’impronta emotiva a tutto il video, usando il ricordo delle bimbe e il dolore ancora vivo degli iraniani. “Martirizzate per mano di terroristi sionisti e americani”. E poi lo stop. Il video è già virale.
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