Dal “cuore bruciato” all’arresto cardiaco: la ricostruzione e i punti dell’inchiesta |
Napoli, 21 febbraio 2026 – È finita questa mattina la dolorosa storia di Domenico, il bimbo di due anni e mezzo sottoposto al trapianto di un “cuore bruciato”. Il piccolo è morto per un arresto cardiaco, ma la fine era attesa da ore.
Era ancora attaccato alla Ecmo – la tecnica salvavita di circolazione extracorporea che sostiene le funzioni d cuore e polmoni – ma per lui non c’erano più speranze da quando gli esperti arrivati al Monaldi da tutta Italia hanno detto no a un nuovo trapianto.
Il suo corpicino era troppo compromesso, le condizioni mediche troppo difficili per sperare in una ripresa. E il nuovo cuore – che all’improvviso aveva riacceso le speranze della mamma Patrizia Mercolino e dell’Italia intera – ha salvato la vita a un altro bimbo malato. Ecco la terribile odissea che ha scandito gli ultimi due mesi di vita del piccolo Domenico: dal trasporto del “cuore bruciato” da Bolzano a Napoli il 23 dicembre all’ultimo addio di oggi.
Si aggrava la posizione dei 6 indagati: da lesioni a omicidio colposo
Perché Domenico aveva bisogno di un cuore: i motivi del trapianto
La prima telefonata: “C’è un cuore compatibile per Domenico”
Il viaggio del cuore da Bolzano a Napoli
Il cuore “bruciato” dal ghiaccio secco
Cosa è successo durante il trapianto
La denuncia della famiglia
L’inchiesta, i sei indagati e i tre medici sospesi dal reparto
La valutazione degli esperti: “Non è idoneo a un altro trapianto"
Il coma farmacologico e poi la morte
Si aggrava la posizione dei 6 indagati: da lesioni a omicidio colposo
Con il decesso del piccolo Domenico, avvenuto, come riferisce l'ospedale Monaldi "a seguito di un irreversibile peggioramento delle condizioni cliniche", si aggrava la posizione dei sei sanitari indagati – ai quali a breve se ne dovrebbero aggiungere anche altri – i quali, in vista dell'autopsia che dovrebbe essere disposta a breve dalla Procura di Napoli, dovranno ora rispondere del più grave reato di omcidio colposo al posto delle lesioni colpose gravi finora ipotizzate.
Il prossimo passo degli inquirenti della VI sezione (sostituto procuratore Giuseppe Tittaferrante, procuratore aggiunto Antonio Ricci) sarà disporre il sequestro della salma del bimbo, vittima di un trapianto fallito lo scorso 23 dicembre e rimasto in coma fino alle prime ore di stamattina. E al termine dell'autopsia, il muscolo cardiaco sarà posto sotto sequestro in vista degli accertamenti medici che verranno disposti dagli investigatori. I carabinieri del Nas di Napoli (coordinati dal comandante Alessandro Cisternino) sono già nell'ospedale Monaldi, dove il piccolo era in vita solo grazie all'Ecmo, il macchinario che l'ha tenuto finora in vita.
Perché Domenico aveva bisogno di un cuore: i motivi del trapianto
Il piccolo era affetto era da affetto da cardiomiopatia dilatativa, una malattia del muscolo cardiaco (il miocardio) che compromette la capacità del cuore di pompare il sangue verso il resto dell’organismo. Il ventricolo si ingrossa e il cuore non riesce più a pompare in modo efficiente. È uno scompenso molto grave che porta all’accumulo di liquidi nei polmoni e in altre parti del corpo, dall’addome alle gambe, fino alle pericolose aritmie che possono causare la morte improvvisa. È per questo Domenico era in lista per il trapianto di cuore, di cui aveva urgentemente bisogno.
La prima telefonata: “C’è un cuore compatibile per Domenico”
Il 22 dicembre 2025, la famiglia del bimbo riceve una telefonata dall’ospedale e subito iniziano a sperare. "C’è un cuore compatibile per Domenico”. L’organo apparteneva a un bambino di 4 anni deceduto per un annegamento. Era la notizia che i genitori di Domenico aspettavano da tempo e ora al papà e alla mamma sembrava di poter ricominciare una vita normale.
Il viaggio del cuore da Bolzano a Napoli
Il 23 dicembre, alle 10 del mattino, il cuore viene espiantato a Bolzano. Secondo quanto ricostruito dalle indagini, l'equipe medica del Monaldi sarebbe senza il contenitore omologato per il trasporto dell’organo, necessario per mantenere una temperatura controllata. Non è chiaro che, come è uscito da alcune fonti, il team non fosse abilitato all’utilizzo della box, oppure se non è stata usata perché non era disponibile.
Ma non solo. Il secondo problema che ha fatto andare storto il trapianto è stato il ghiaccio usato per la conservazione del cuore. Nel contenitore è stato messo del ghiaccio secco al posto di quello naturale, che scende a temperature bassissime fino a -78 gradi.
Il cuore “bruciato” dal ghiaccio secco
Subito dopo l’espianto, il cuore è partito alla volta di Napoli. Prima in elicottero fino a Verona e poi in aereo verso il capoluogo campano. In questi, la tempestività è fondamentale e così il team si è messo subito in viaggio. Ma durante il trasporto il ghiaccio secco ha gravemente danneggiato il cuore, compromettendone la funzionalità.
Non è ancora chiaro in quale punto la catena si è inceppata. L’ipotesi dell’utilizzo di ghiaccio secco è stata la prima a emergere durante le indagini avviate dalla procura di Napoli, ma gli investigatori hanno scoperto che box e busta erano inadeguati.
Non è chiaro se l’organo sia stato messo subito a contatto con il ghiaccio sintetico fin dalla partenza da Bolzano, oppure se il problema sia stato causato da un rabbocco strada facendo. Fatto sta che quando è arrivato a Napoli il cuore era “bruciato” dalla temperatura troppo bassa.
Cosa è successo durante il trapianto
Alle 14.30 di quel drammatico giorno, la sala operatoria era pronta a effettuare il trapianto. Ma i medici avrebbero effettuato l’espianto del cuore malato senza verificare le condizioni dell'altro organo da impiantare. Quando l'equipe si è resa conto che il nuovo cuore era danneggiato, era troppo tardi per tornare indietro.
La denuncia della famiglia
Due mesi dopo, all’inizio di febbraio, la notizia del trapianto ‘sbagliato’ è rimbalzata sui giornali e la famiglia del bambino ha sporto denuncia per fare chiarezza su quanto stava accadendo. A quel punto, la procura partenopea ha aperto un fascicolo a carico di ignoti. Intanto le condizioni del piccolo continuavano a peggiorare, fino al tragico epilogo di oggi. Il bimbo è rimasto per settimane attaccato a un macchinario che lo teneva in vita.
L’inchiesta, i sei indagati e i tre medici sospesi dal reparto
Al momento sono sei le persone indagate tra il personale del Monaldi. Fino a ieri i loro nomi erano stati inseriti nel registro degli indagati per lesioni colpose e ora, alla luce del decesso, dovranno rispondere di omicidio colposo.
L’ospedale di Napoli ha inoltre sospeso tre medici: i due chirurghi che hanno effettuato l’intervento, ancora in servizio ma sospesi dall’attività di trapianti, e la direttrice di Cardiochirurgia. La direzione ha anche chiuso il reparto dei trapianti in attesa di fare chiarezza e, su questo punto, sarebbe stato aperto un secondo filone di inchiesta dai pm napoletani. E questo perché fermare una procedura salvavita comei trapianti potrebbe configurare un’omissione di atti d’ufficio.
La procura ha acquisito tutta la documentazione medica: la cartella clinica del bambino, le procedure del trasporto dell’organo da Bolzano a Napoli e le tracce dell’intervento nella sala operatoria del Monaldi. I pm ascolteranno anche le testimonianze di chi ha preso contatti con il Centro Nazionale per i Trapianti e chi era presente a Bolzano e Napoli durante le delicate fasi della vicenda.
Intanto il ministro della Salute, Orazio Schillaci, ha inviato gli ispettori al Monaldi per ricostruire quanto accaduto dal 23 dicembre ad oggi.
La valutazione degli esperti: “Non è idoneo a un altro trapianto"
Il 19 febbraio, due giorni fa, il bambino è stato visitato da un gruppo di esperti arrivati da tutta Italia per valutare la possibilità di effettuare un secondo trapianto. La convocazione arrivata d’urgenza in poche ore: la sera prima era arrivata la notizia dal Centro trapianti che c’era un cuore compatibile per Domenico. Il piccolo era stato inserito in cima alla lista, viste el sue condizioni disperate.
"Le condizioni del bambino non sono compatibili con un nuovo trapianto". L’esito della valutazione è stato negativo: impossibile pensare a un secondo intervento. Dopo aver visitato il bambino e valutato incartamenti e ogni aspetto medico, i luminari della cardiochirurgia italiana hanno detto ‘No’ e il cuore è stato destinato a un bambino di Bergamo.
“Alla luce delle valutazioni effettuate al letto del paziente e sulla base degli ultimi esami strumentali", si legge nella nota ufficiale diffusa al termine della riunione, è stato stabilito che non ci sono le condizioni per tentare un ulteriore trapianto.
Il coma farmacologico e poi la morte
Già nella giornata di ieri, 20 febbraio, i medici del Monaldi aveva confermato che le condizioni del bambino erano “in rapido e progressivo peggioramento”. Facendo già presagire che, nonostante l'inizio della terapia del dolore, la situazione potesse precipitare in poco tempo. Il grave quadro clinico di Domenico era stato ulteriormente compromesso da un’emorragia cerebrale che aveva provocato danni importanti al cervello. Il bimbo non si è più risvegliato dal coma farmacologico e stamattina si è spento nel lettino della terapia intensiva dove è rimasto per due mesi.
Ora sarà la procura, che ha già iscritto sei medici napoletani nel registro degli indagati, a rimettere in fila la sequela di errori che ha portato al punto di non ritorno.