Il trapianto di Domenico, l’orario del ‘clampaggio’ e quei minuti senza cuore “spariti” dalla cartella clinica: nuova accusa ai cardiochirurghi

Patrizia Mercolino con il piccolo Domenico. A destra il chirurgo Guido Oppido

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Napoli – Patrizia se lo sentiva. Lo sapeva già quella sera del 23 dicembre, quando stava fuori dalla sala operatoria e aspettava. Lo aveva detto a chiunque passasse: ho un brutto presentimento. Nessuno le aveva dato retta. Adesso, a quasi un mese dalla morte di suo figlio Domenico — il 21 febbraio, dopo 59 giorni di calvario in terapia intensiva — su quella storia si abbatte una nuova accusa. Non più soltanto omicidio colposo, contestato a sette medici.

Ora la Procura di Napoli ipotizza anche il falso in cartella clinica. E chiede al gip di interdire dall’esercizio della professione il cardiochirurgo Guido Oppido e la sua seconda operatrice Emma Bergonzoni. Dodici minuti. Spariti. È lì che si inceppa tutto. In quei dodici minuti che, sulla carta, semplicemente non esistono. Nella cartella clinica redatta dai due medici, l’orario del clampaggio — la manovra con cui si avvia l’espianto del cuore dal bambino e si occludono temporaneamente i vasi sanguigni — coincide esattamente con quello di arrivo del nuovo organo in sala operatoria. Stesso momento, tutto perfetto, tutto sincronizzato. Ma non è andata affatto così.

I carabinieri del Nas di Napoli hanno raccolto testimonianze che raccontano un’altra storia. Il clampaggio sarebbe partito alle 14.18. Il cuore del donatore sarebbe arrivato alle 14.30, forse anche qualche minuto dopo. Almeno 12 minuti in cui Domenico era già stato privato del suo cuore, con il torace aperto. Ad aspettare un organo che si è dimostrato inutilizzabile. Lesionato. Ridotto a un blocco di ghiaccio. Colpa del ghiaccio secco usato durante il trasporto da Bolzano. Una cosa che non dovrebbe mai succedere. Oppido e Bergonzoni – che già fanno parte dei sette indagati – potranno difendersi nell’interrogatorio preventivo fissato a fine marzo. Nel frattempo, le indagini non si fermano.

I Nas hanno sequestrato un altro telefono: quello della seconda perfusionista, presente in sala quel 23 dicembre. La donna avrebbe scattato foto e girato video durante l’intervento. Non è indagata, ma il suo telefono dovrebbe svelare come è andata davvero. Il 26 marzo è prevista la copia forense.

“Così abbiamo ricostruito il viaggio del cuore di Domenico”. Ecco cosa è successo

“La ricostruzione accusatoria risulta basata non già su circostanze e risultanze oggettive bensì sui ricordi di alcuni dei componenti del personale sanitario presente in sala, dati e tempistiche che dovranno essere attentamente verificati – anche alla luce di evidenze oggettive e scientifiche – nella loro affidabilità, considerato altresì che le dichiarazioni sono state rese dopo mesi dall’accaduto, e che le divergenze temporali riferite risultano, peraltro, di modestissima entità (pochi minuti)”, dicono i legali di Oppido, Alfredo Sorge e Vittorio Manes. “Proprio allo scopo di contribuire alla corretta ricostruzione della verità, del resto, – proseguono – la difesa ha sin da subito sollecitato lo svolgimento di tutte le indagini e le acquisizioni anche di natura tecnica finalizzate ad operare la più completa e corretta ricostruzione di quanto realmente accaduto”.

Un intensificarsi di colpi di scena che convince il presidente della Campania, Roberto Fico, a interrompere il programma di trapianto cardiaco pediatrico al Monaldi finché le condizioni di sicurezza non saranno ricostituite. I pazienti vengono seguiti al Bambino Gesù di Roma.

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