Perché voto Sì e perché voto No. “Un senso di libertà farebbe bene al Paese”. “Riforma inutile, sbagliata e dannosa”

Maurizio Sacconi (a sinistra) e Gianfranco Pasquino

Articolo: La spiegazione semplice del referendum sulla Giustizia 2026: cosa succede se vince il Sì (o se passa il No)

Articolo: Perché nel referendum sulla Giustizia 2026 non serve il quorum e le differenze fra costituzionale e abrogativo

Il confronto in vista del referendum costituzionale del 22 e 23 marzo 2026: gli interventi di Maurizio Sacconi per il Sì e Gianfranco Pasquino per il No.

Perché voto Sì: “Un senso di libertà farebbe bene al Paese”

Partito in un contesto di disattenzione, il confronto referendario sta evidenziando come la stessa crescita economica potrebbe costituire una parte non secondaria della posta in gioco. Come è accaduto nelle due elezioni che hanno preceduto le fasi di maggiore sviluppo in Italia. Nel 1948 la vittoria delle forze politiche ancorate al blocco occidentale determinò fino al 1964 il lungo boom economico. Nel 1985, la conferma referendaria del decreto sulla scala mobile indusse una stagione di grande dinamismo che si arrestò solo con il trauma di Tangentopoli. In entrambi i casi fu decisivo il tasso di libertà e di fiducia che si realizzò nella società con il segnale elettorale.

La spiegazione semplice del referendum sulla Giustizia 2026: cosa succede se vince il Sì (o se passa il No)

Analogamente oggi, dopo ben 34 anni di anomalia giudiziaria con il conseguente rattrappimento economico, la conferma della riforma segnerebbe nella nazione un clima prevalente di libertà e di speranza con effetti prevedibili sulla attitudine a intraprendere. Ancor più necessaria nel momento in cui il salto tecnologico della intelligenza artificiale generativa offre straordinarie opportunità moltiplicative alla nostra base produttiva. Troppo a lungo ha pesato una giustizia ideologizzata ostile all’impresa come nel caso dell’Ilva. Solo il persistente clima di paura può quindi spiegare la cautela delle associazioni imprenditoriali che non si sono pronunciate sul voto. È purtroppo un evidente segno di fragilità dei corpi intermedi e della loro debole capacità di dare rappresentanza alla diffusa domanda che sale dalle imprese di ogni dimensione per avere certezza del diritto e garanzie contro indagini temerarie che producono danni certi e immediati a fronte di esiti incerti e lontani nel tempo. Una nazione a lungo compressa dalla anomalia giudiziaria potrebbe tuttavia avere da un voto liberatorio una reazione superiore alle attese. Una terza stagione di crescita intensa e prolungata con effetti positivi, nel nuovo clima di fiducia, sulla stessa ripresa demografica.

Perché nel referendum sulla Giustizia 2026 non serve il quorum e le differenze fra costituzionale e abrogativo

Perché voto No: “Una riforma inutile, sbagliata e dannosa”

La revisione costituzionale sulla quale voteremo (NO) è inutile, brutta, sbagliata e potenzialmente pericolosa. È inutile perché già oggi le funzioni di pm e giudice sono talmente separate che solo circa sessanta magistrati hanno cambiato carriera negli anni più recenti. È brutta perché il testo proposto è un pasticcio lungastro, male congegnato, imprecisato che richiederà leggi attuative, potenzialmente peggiorative. È sbagliata perché il suo intento è punire i magistrati ed eliminare le correnti, legittime articolazioni di punti di vista, mentre non affronta nessuno dei veri problemi della giustizia italiana: lunghezza dei processi, errori giudiziari, preparazione dei magistrati, nuovi reati. È potenzialmente pericolosa poiché nella maggioranza che l’ha approvata sono molti, a cominciare dal ciarliero ministro Carlo Nordio, che l’ha detto esplicitamente, vogliono che la politica abbia il sopravvento sulla magistratura.

Dedicare questa revisione a Berlusconi, che qualcosa di simile voleva contrapponendo i voti del ‘suo’ popolo alle indagini e alle sentenze della magistratura, è assolutamente rivelatore Se vincerà il no, si faranno i mutamenti necessari, ad esempio più fondi per il personale ausiliario, magistrati più preparati, leggi meglio redatte. Non c’è obbligo costituzionale di dimissioni della Presidente del Consiglio, ma essendosi esposta davvero molto in prima persona, ne dovrà trarre qualche insegnamento, Chi dovrà dimettersi prontamente e in silenzio sarà il Ministro della Giustizia. Non avremo salvato la democrazia italiana che è comunque abbastanza solida, ma rimane di bassa qualità. Ma avremo bocciato una revisione della Costituzione che squilibrerebbe la separazione delle istituzioni favore dell’esecutivo e dei politici e verrebbe giulivamente seguita da una pessima legge elettorale e da un ineffabile premierato. Non ne sento nessun bisogno e non vedo nessun vantaggio, solo danni e guai.

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