Il tumore al pancreas che ha ucciso Enrica Bonaccorti e Gianluca Vialli: “I segnali che possono accendere la spia”
Enrica Bonaccorti, morta per un tumore al pancreas
Articolo: Addio a Enrica Bonaccorti: l’amore per la Toscana, la casa all’Argentario
Articolo: Il cancro del colon che ha ucciso James Van Der Beek colpisce sempre di più i giovani: “Ma non ci pensano”
Articolo: Reazione allergica all’arancia: prende il farmaco ma non basta, 21enne soccorso
Pisa, 14 marzo 2026 – Il nome di Enrica Bonaccorti si aggiunge al lungo elenco delle persone che ogni anno vengono sconfitte dal tumore al pancreas, lo stesso che ha portato via Gianluca Vialli, Steve Jobs, Eleonora Giorgi e che ogni anno colpisce circa 14mila persone in Italia. Una malattia contro cui a Pisa si combatte quotidianamente nelle sale operatorie dell’Aoup, dove negli anni si è sviluppata una delle esperienze più importanti nel campo della chirurgia pancreatica. “A Pisa – spiega il professor Luca Morelli, direttore di uno dei reparti con maggior esperienza in questo ambito in Italia – si è costruito nel tempo un percorso tra i più significativi per la cura dei tumori al pancreas, con numeri importanti di interventi, tecnologie robotiche avanzate e un approccio multidisciplinare che integra chirurgia, oncologia e ricerca scientifica”.
Professor Morelli, quanto è diffuso il tumore al pancreas?
“In Italia si registrano circa 14mila nuovi casi l’anno, parliamo di 9-12 casi ogni 100mila abitanti. Si tratta del settimo tumore per incidenza, ma purtroppo è ancora tra i primi per mortalità”.
Perché è così letale?
“È molto aggressivo e tende a diffondersi facilmente a nervi, linfatici, peritoneo e ad altri organi attraverso il sangue. Per questo richiede una gestione estremamente complessa. Tuttavia, oggi oltre il 40% dei pazienti operati e sottoposti a chemioterapia può superare i cinque anni di sopravvivenza e considerarsi guarito”.
Quali sono i segnali che possono accendere una spia?
“Tra i possibili sintomi di allarme ci sono perdita di peso, ittero, vomito, dolore dorsale o la comparsa recente di diabete. Spesso però i pazienti scoprono casualmente la presenza di cisti pancreatiche durante un’ecografia. Alcune di queste lesioni possono rappresentare un possibile precursore del tumore maligno”.
Ci sono comportamenti che aumentano il rischio?
“Il fumo di sigaretta è uno dei fattori di rischio più importanti: dopo i polmoni, il pancreas è l’organo più colpito. Anche l’abuso di alcol può incidere particolarmente”.
Quanto pesa l’esperienza chirurgica in questo campo?
“È fondamentale. La chirurgia pancreatica è tra le più difficili della chirurgia addominale: il pancreas si trova in una posizione complessa, vicino a vasi sanguigni vitali, e alcune procedure richiedono un’elevatissima esperienza tecnica e una squadra altamente specializzata e valutazioni da parte di molti esperti”.
“Il nostro obiettivo è offrire ai pazienti il massimo di quanto oggi la medicina può mettere a disposizione, ma allo stesso tempo garantire una presa in carico completa della persona. Significa accompagnare i pazienti lungo tutto il percorso di cura, con grande attenzione non solo all’aspetto tecnico dell’intervento chirurgico, ma anche alla dimensione umana e alla qualità della vita”.
Da cosa dipende la qualità di Pisa?
“Dall’integrazione tra chirurgia, terapie oncologiche più efficaci e trattamenti preoperatori. Oltre all’essere pionieri della chirurgia robotica, la rivoluzione più significativa degli ultimi decenni”.
“Perché permette interventi mini-invasivi molto complessi. Questo si traduce spesso in un recupero più rapido e in minori complicanze post-operatorie. Mi preme però sottolineare...”.
“Che accanto alla tecnologia chirurgica si sono evoluti anche i trattamenti oncologici, con nuovi schemi di chemioterapia e un approccio sempre più multidisciplinare. Per non parlare del ruolo della ricerca, che va sempre di più sulla medicina personalizzata e terapie mirate”.
Qual è la sfida per il futuro?
“Continuare a migliorare l’integrazione tra chirurgia, ricerca e nuove terapie. Il tumore del pancreas rimane una delle sfide più complesse della medicina, ma i progressi degli ultimi anni dimostrano che la strada intrapresa è quella giusta”.
© Riproduzione riservata
