Strage in A1: niente ‘ergastolo patente’ per il camionista che uccise tre persone mente si filmava su TikTok

Gli avvocati Scarnicci (al centro), Barzanti, Cocchi e Buoncompagni davanti al tribunale con i familiari delle vittime

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Arezzo, 25 aprile 2026 – Una parola: no. Il pm Giorgio Martano ha letto l’istanza dei familiari delle vittime della strage in A1: chiedevano “l’ergastolo della patente” per il camionista che il 4 luglio di un anno fa piombò con un tir carico di pietrisco sull’ambulanza dove viaggiavano Giulia Santoni, Gianni Trappolini e Franco Lovari. Una parola che chiude la porta alla speranza nella corsa contro il tempo. Ieri infatti è scaduto il termine per il ricorso in Cassazione e il magistrato, fanno sapere gli avvocati dei familiari, ha ritenuto di non presentarlo. Lo snodo arriva a seguito della mattinata di giovedì, carica di emozioni, impastate coi ricordi delle vittime e la protesta per un provvedimento ritenuto “profondamente ingiusto di fronte alla gravità di quanto compiuto dal camionista”. Lo ribadiscono gli avvocati che fin dal giorno della tragedia assistono i familiari delle vittime.

"Toglietegli la patente per sempre". La rabbia dopo la strage in Autosole

“Limitarsi a sospendere la patente significa mandare un messaggio devastante, ovvero che anche le condotte più gravi, pure quando sono sorrette da colpa cosciente e da violazioni sistematiche delle regole, possono essere ’archiviate’ con una sanzione temporanea”.

Non cercano vendetta e non contestano la condanna a 5 anni con il patteggiamento, chiedono “legalità, coerenza con i principi di sicurezza stradale. Se chi guida un mezzo pesante con una carta del conducente denunciata come smarrita ma invece in suo possesso insieme a quella sostitutiva, usa i social al volante, uccide tre persone e si vede solo sospendere la patente per tre anni, il segnale che diamo al Paese è che la vita umana vale meno di un video pubblicato online. Questo per noi e per le famiglie che rappresentiamo, è inaccettabile”.

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In particolare, gli avvocati spiegano che il camionista aveva due carte del conducente. Uno escamotage che avrebbe usato per modificare gli orari al volante: non possono superare un certo tetto per legge ma questa modalità avrebbe permesso di aggirare l’ostacolo.

Stella Scarnicci, Veronica Barzanti, Gian Luca Cocchi e Enrico Buoncompagni avevano presentato un’istanza al procuratore affinché impugnasse la sentenza in Cassazione per il solo “capo relativo alla patente di guida chiedendone la revoca”. Citando la perizia tecnica del consulente della procura che definisce la condotta del camionista “francamente criminogena e completamente sprezzante della vita umana”, rilanciano l’urgenza di una risposta “necessaria a tutelare la sicurezza di tutti gli utenti della strada”.

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Altro passaggio che hanno richiamato nella conferenza stampa di giovedì: “Il giudice ha riconosciuto che l’imputato stava guidando un autoarticolato di 45 tonnellate a 90 chilometri orari guardando e pubblicando video sui social invece di guardare la strada e con un titolo di guida irregolare. Nonostante questo quadro di massima pericolosità e che sia stato riconosciuta l’aggravante della colpa cosciente, la sentenza ha disposto soltanto la sospensione della patente per tre anni, senza la revoca”. Ma c’è un altro aspetto che i legali rimarcano davanti ai microfoni: il camionista “ha già dichiarato di essere stato coinvolto in un altro procedimento per omicidio stradale e che a distanza di mesi dalla tragedia, ha avanzato offerte risarcitorie simboliche e irrisorie: duemila euro per ogni vittima che i familiari rifiutano”. Ora la speranza sfuma, ma i familiari delle vittime non si arrendono.

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