L’iraniana in Italia: “In pena per i familiari, il regime cada in fretta”

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Roma, 4 marzo 2026 - “Il regime è debole, percepisce la sua fine”. Così la vede Admira – nome di fantasia per proteggere la sua incolumità e quella dei suoi familiari, che vivono in Iran – a proposito di quello che sta succedendo nel suo Paese. Admira, che vive in Italia e ha origini curde, spera nella caduta del regime degli ayatollah e che possa aprirsi un nuovo futuro per il popolo iraniano.

Che cosa significa la morte della Guida suprema, Ali Khamenei?

“Sono felice che sia caduto. Era un despota. Ma la sua morte non è sufficiente per superare il regime che ormai è passato sotto il controllo dei pasdaran. La speranza, ovviamente, è che il governo attuale si arrenda, favorendo così la fine della guerra e una fase di transizione, magari guidata da Reza Pahlavi, per arrivare a un referendum che permetta agli iraniani di scegliere il loro futuro”.

La sensazione è che il regime si stia fortemente indebolendo.

“Sì, è vero. Oltre ad Ali Khamenei ha perso in poche ore molti generali e leader politici, ma soprattutto non riesce più a controllare la televisione e la comunicazione. Quest’ultimi sono due elementi fondamentali per manipolare e controllare l’opinione pubblica”.

È preoccupata per la sua famiglia che vive in Iran?

“Molto. Non riesco a parlare con loro e vedo immagini di raid anche nelle strade vicine alle abitazioni dei miei cari. Mia madre, quando sono riuscita a contattarla, mi ha detto di sentire il boato dei bombardamenti e questo non può lasciarmi tranquilla. Allo stesso tempo, però, non penso solamente a loro ma a tutti i miei connazionali che stanno vivendo giorni drammatici, soprattutto a chi vive da solo, agli anziani, alle donne e ai bambini. Sono emotivamente molto vicina a tutto il mio popolo, senza distinzioni etniche”.

Il rischio è che il numero delle vittime cresca di ora in ora.

“Sì, anche perché tramite i canali ufficiali gli ayatollah esortano le persone a scendere in strada e ad andare in moschea per pregare, sfruttando anche la morte di Ali Khamenei. L’obiettivo non è solo quello di ingrossare in maniera artificiosa le file di chi sostiene il regime, ma anche quello di accrescere potenzialmente il numero delle vittime da rivendicare. Più persone sono fuori casa, più il pericolo di essere colpite da un missile o che magari scoppino degli scontri aumenta. Il regime non ha veramente alcun interesse a proteggere la popolazione, anzi la espone volutamente e criminalmente al pericolo”.

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