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Israele: “Colloqui con Beirut”. Ma manca un cessate il fuoco. Domani negoziati con Usa e Iran

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10.04.2026

Palazzi bombardati dall'Idf a Beirut

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Roma, 10 aprile 2026 – Anche Israele sembrerebbe pronto a trattare. In vista del primo round dei negoziati tra Stati Uniti e Iran, in programma domani nella capitale pachistana, lo Stato ebraico ha deciso di aprire al dialogo con Beirut, a seguito degli appelli del governo libanese. "Avvieremo al più presto i negoziati – ha detto il premier Benjamin Netanyahu –. I colloqui si concentreranno sul disarmo di Hezbollah e sull’instaurazione di relazioni pacifiche con il Libano". Secondo Axios, i negoziati tra Tel Aviv e Beirut cominceranno la prossima settimana, con il primo incontro che si terrà a Washington, nella sede del Dipartimento di Stato. Ai colloqui di pace dovrebbero partecipare gli ambasciatori Michel Issa per gli Usa, Yechiel Leiter per Israele e Nada Hamadeh-Moawad per il Libano.

Un’inversione di rotta arrivata dopo la richiesta di Donald Trump di ridurre l’intensità degli attacchi e le minacce di Teheran di far saltare il cessate il fuoco: "Le violazioni della tregua – ha detto il presidente del parlamento, Mohammad Bagher Ghalibaf, che guiderà la delegazione iraniana durante le trattative di pace – porteranno a costi e a forti risposte. Gli attacchi contro il Libano devono smettere immediatamente". Per il capo della Casa Bianca, però, l’ipotesi di un mancato accordo con la Repubblica islamica sarebbe "altamente improbabile". "Le forze Usa – ha scritto il tycoon su Truth – rimarranno schierate vicino all’Iran fino a quando un accordo non sarà raggiunto". E ha aggiunto: "Se l’accordo non ci dovesse essere, cominceranno scontri a fuoco più grandi e intensi di quanto non si sia mai visto". Ma esclude l’utilizzo delle armi nucleari.

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Nella giornata di ieri Israele ha proseguito i raid contro il Libano. Secondo l’agenzia Nna, sarebbero 17 le persone che hanno perso la vita durante gli attacchi: dieci persone, tra cui donne e bambini, sono state uccise nella città di Zrariyeh, sette invece ad Abbassiyeh. E se da una parte la tregua appare (forse) meno fragile, dall’altra i colloqui di pace saranno certamente molto complicati. Per Teheran, infatti, non ci sarà alcuna limitazione al programma di arricchimento dell’uranio. "Nessuna legge o individuo può fermarci", ha annunciato il capo dell’Organizzazione per l’energia atomica iraniana, Mohammad Eslami. Complessa è anche la situazione dello Stretto di Hormuz, che per adesso rimane chiuso. "La guerra ha causato uno choc – ha dichiarato la direttrice generale del Fondo monetario internazionale Kristalina Georgieva –, con il flusso giornaliero globale di petrolio ridotto di circa il 13% e quello del Gnl del 20%. Tutti noi adesso paghiamo di più per l’energia".

Ma la crisi non si limita solo al Medio Oriente. Trump infatti, dopo essersi definito "deluso" per il mancato sostegno degli alleati durante l’incontro con il segretario generale Mark Rutte, ha criticato nuovamente l’Alleanza Atlantica: "La Nato non c’era quando ne avevamo bisogno e non ci sarà se ne avremo in futuro. Ricordate la Groenlandia: quel grosso pezzo di ghiaccio mal gestito". Per Rutte, invece, l’Europa e gli alleati della Nato starebbero "fornendo un sostegno massiccio", aiutando gli Usa "a impedire all’Iran di dotarsi di armi nucleari e a ridurne la capacità di seminare il caos". Il ministro degli Esteri italiano, Antonio Tajani, ha annunciato infine il suo viaggio a Beirut: "Parlerò con il presidente Joseph Aoun. L’Italia farà la sua parte per la stabilità del Paese".

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