Iran-Usa, intesa difficile. La teocrazia diffonde un piano in dieci punti. La Casa Bianca nega siano in discussione |
Folla in piazza Enqelab a Teheran, festeggia dopo l’annuncio del cessate il fuoco
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Roma, 9 aprile 2026 – Una tregua tanto fragile che può già saltare. Sì, perché se da una parte – grazie alla mediazione del Pakistan e al via libera della Guida suprema Mojtaba Khamenei – gli Stati Uniti hanno concordato con Teheran un cessate il fuoco di due settimane, dall’altra il Libano resta sotto attacco e la Repubblica islamica potrebbe riprendere i bombardamenti contro Israele.
Inoltre lo Stretto di Hormuz, la cui riapertura era alla base della tregua, è stato subito nuovamente chiuso alle navi proprio perché la guerra non si ferma a Beirut. Senza contare che ieri mattina si sono registrati nuovi attacchi iraniani nei Paesi del Golfo, definiti da Teheran “ritorsioni” per altri attacchi che avrebbe ricevuto. “Va tutto bene – ha detto Donald Trump in un’intervista alla Pbs -. Il Libano non era incluso nell’accordo, gli attacchi israeliani sono una scaramuccia a parte di cui ci occuperemo”.
Una “scaramuccia” che nelle ultime ore ha visto l’Idf lanciare l’operazione ‘Oscurità eterna’ e bombardare in maniera massiccia sia Beirut che tutto il Paese, provocando panico, morte e devastazione. Secondo alcune testimonianze, nella capitale libanese si sarebbero susseguite “scene apocalittiche”, con edifici distrutti, numerose colonne di fumo e decine di cadaveri nelle strade. Israele ha infatti bombardato circa cento centri di comando di Hezbollah e altre infrastrutture militari in circa dieci minuti. Per la Protezione civile libanese i raid avrebbero provocato almeno 254 morti e 1165 feriti. Cinquanta aerei sarebbero stati impiegati nei raid contro tutto il Paese, soprattutto nella capitale, a Sidone e a Tiro, sganciando circa 160 bombe. Per il premier israeliano Netanyahu è “il colpo più duro inflitto a Hezbollah”, aggiungendo che “continuiamo a colpirli con tutte le nostre forze”.
Anche una colonna italiana dell’Unifil è stata bloccata dall’Idf e un suo veicolo (un “Lince”) è stato danneggiato dai colpi di avvertimento israeliani. Non si contano feriti.
E mentre la tregua (per ora) regge, è stato annunciato che il primo round dei colloqui di pace si terrà sabato a Islamabad, la capitale pakistana. Per gli Usa ci saranno Jared Kushner, Steve Witkoff e JD Vance, mentre la delegazione iraniana sarà guidata dal presidente del parlamento Mohammad Bagher Ghalibaf. Per il Wall Street Journal, però, la partecipazione di Teheran ai colloqui dipenderà da un eventuale cessate il fuoco in Libano. Donald Trump, invece, ha minacciato i Paesi che eventualmente venderanno armi all’Iran: “Saranno immediatamente soggetti a un dazio del 50%”, ha tuonato su Truth. Al centro delle trattative ci saranno molti punti delicati. Teheran infatti, nelle scorse ore, ha reso note le sue dieci richieste, tra cui la fine degli attacchi in Libano contro Hezbollah, il controllo dello Stretto di Hormuz e l’introduzione di un pedaggio, la rimozione delle sanzioni imposte da Usa, Onu e Aiea, il riconoscimento del programma nucleare – ovvero che Washington accetti la capacità dell’Iran di arricchire l’uranio per scopi civili – e il ritiro delle truppe Usa (circa 50mila soldati) dislocate in Medio Oriente. Non sarebbero però gli stessi punti realmente al centro della trattativa: “Il piano presentato da Teheran – ha annunciato la portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt – è ridicolo, inaccettabile ed è stato scartato da Trump”. E ha aggiunto che gli Usa stanno già lavorando a un piano di pace che riprenderebbe fedelmente la proposta in 15 punti presentata qualche settimana fa, “a condizione che lo Stretto di Hormuz rimanga aperto”.
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