Il destino del Libano. Ipotesi cessate il fuoco, telefonata burrascosa Trump-Netanyahu

Colonna di fumo dopo un raid israeliano a Nabatieh, nel sud del Libano, oggi 11 aprile 2026 (Ansa)

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Roma, 11 aprile 2026- Oggi potrebbe scattare il cessate il fuoco tra Israele e Libano, almeno secondo i media sauditi. Sono ore, infatti, molto convulse quelle che si stanno vivendo tra Tel Aviv, Beirut e Washington. Sì, perché nonostante il capo di Stato maggiore dell’Idf Eyal Zamir avesse dichiarato il proseguimento dei combattimenti ("Siamo in stato di guerra, non ci sarà nessuna tregua e possiamo tornare a combattere anche in Iran in qualsiasi momento"), c’è stata una riunione telefonica – in vista del primo round dei negoziati di pace in programma per il prossimo martedì a Washington – tra gli ambasciatori Michel Issa per gli Usa, Yechiel Leiter per Israele, Nada Hamadeh Moawad per il Libano e il consigliere del Dipartimento di Stato Mike Needham. Al centro dei colloqui ci sarebbe stato il cessate il fuoco, richiesto dal governo libanese, quale condizione preliminare per l’avvio delle negoziazioni.

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Telefonata tesa Netanyahu-Trump

Trattative di pace che sarebbero state discusse anche giovedì scorso, secondo la Cnn, durante una telefonata molto "tesa" tra Donald Trump e Benjamin Netanyahu (la terza della settimana); nella quale il premier israeliano avrebbe capito che se non avesse richiesto i colloqui diretti con Beirut, il tycoon avrebbe potuto autonomamente dichiarare il cessate il fuoco. Ma Tel Aviv ha proseguito comunque nei bombardamenti contro il Paese dei cedri.  Sarebbero almeno tredici i membri delle forze di sicurezza libanesi rimasti uccisi durante i raid israeliani nella città di Nabatieh. "Una dolorosa perdita – ha scritto su X il primo ministro Nawaf Salam – che rafforza la nostra determinazione sulla necessità di giungere nel più breve tempo possibile a un cessate il fuoco". Gli attacchi avrebbero colpito un ufficio della Sicurezza di Stato e causato un incendio nel centro della città.

Il bilancio delle vittime da inizio guerra

Per il ministero della Salute di Beirut il numero delle morti dall’inizio della guerra, ovvero dal 2 marzo scorso, è salito a 1.888 mentre i feriti sarebbero oltre 6mila. Per l’Idf, invece, dall’inizio dell’operazione "Leone ruggente" sarebbero stati uccisi più di 1.400 militanti di Hezbollah, smantellate oltre 4mila infrastrutture terroristiche e localizzate almeno 250 armi, tra cui missili anticarro e razzi a lungo raggio.

Sirene in tutto Israele, anche a Tel Aviv

Per il leader di Hezbollah, Naim Qassem, "il governo libanese deve smettere di fare concessioni gratuite a Israele" in vista dell’avvio dei negoziati. Le sirene d’allarme antiaereo sono tornate a suonare in tutto lo Stato ebraico, comprese la zona commerciale di Tel Aviv e la città costiera di Ashdod, a seguito del lancio di razzi provenienti dal Libano.

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Nelle stesse ore Hezbollah ha confermato di aver lanciato tre ondate di attacchi missilistici e droni contro i soldati israeliani. Infine Tel Aviv ha escluso la Spagna dal Centro di coordinamento civile-militare di Kiryat Gat, il meccanismo internazionale per il monitoraggio della tregua nella Striscia di Gaza: "Non tollero l’ipocrisia e l’ostilità – ha dichiarato Netanyahu –, Madrid ha ripetutamente scelto di schierarsi contro Israele".

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