I 3 fattori che avvicinano la pace in Iran, secondo Trump: terzo cambio di regime, leadership “ragionevole” e trattative “serie” |
Traccianti di missili su Israele, un mezzo Unifil in Libano e un villaggio distrutto nel sud del Paese
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Roma – Terzo regime, leadership ragionevole e serie trattative per la pace. Sono questi i tre fattori che farebbero ben sperare il presidente americano Donald Trump a proposito della guerra contro la Repubblica islamica. Secondo il tycoon, infatti, gli Stati Uniti starebbero negoziando con Teheran e che l’accordo “potrebbe esserci a breve”. E questo perché – a detta di Trump – in Iran ci sarebbe stato un regime change, anzi più di uno: “Un regime è stato decimato, il successivo è morto e ora parliamo con un terzo, composto da persone diverse e ragionevoli”. Ma con l’Iran, ha aggiunto il tycoon, “non si sa mai”.
Sì, perché se da una parte sembra che ci sia un dialogo con la Repubblica islamica, dall’altra non si può escludere un’ulteriore escalation militare. “Se lo Stretto di Hormuz non sarà aperto – ha scritto Trump su Truth -, concluderemo il nostro soggiorno in Iran distruggendo completamente i loro impianti elettrici, i pozzi petroliferi, l’isola di Kharg e probabilmente anche gli impianti di desalinizzazione”.
In un’intervista al Financial Times, inoltre, il presidente ha spiegato che potrebbe “prendere il petrolio iraniano”, paragonando la potenziale mossa a quanto fatto qualche mese fa in Venezuela, e controllare «a tempo indeterminato” l’industria petrolifera. Trump, infatti, sostiene che “le opzioni sono molte”: tra queste, secondo il Wall Street Journal, ci sarebbe anche quella di un’operazione militare volta a recuperare oltre 450 chilogrammi di uranio iraniano.
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La Spagna chiude lo spazio aereo ai voli americani. La Gran Bretagna: “Non ci lasceremo trascinare nel conflitto”
È invece una (e chiara) la linea della Spagna. Madrid, dopo aver negato l’uso delle basi militari di Rota e Moron, chiude il proprio spazio aereo ai velivoli statunitensi coinvolti nell’operazione militare in Medio Oriente, eccetto in situazioni di emergenza in cui può essere autorizzato il transito o l’atterraggio. Anche il premier britannico Keir Starmer ha ribadito la posizione di Londra: “Questa non è la nostra guerra e non ci lasceremo trascinare dentro il conflitto”.
Ma al netto delle dichiarazioni la guerra in Medio Oriente prosegue. Sale a tre il numero dei caschi blu indonesiani di Unifil che hanno perso la vita nelle ultime ore nel sud del Libano. Teheran invece, dopo aver confermato l’uccisione del comandante della Marina dei pasdaran, Alireza Tangsiri, ha sferrato un attacco a un impianto di desalinizzazione in Kuwait, in cui ha perso la vita un cittadino indiano, e minacciato di colpire le abitazioni di funzionari militari e politici Usa e israeliani nella regione.
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Il ministero degli Esteri iraniano: “Le proposte Usa sono eccessive e irragionevoli”
Esmail Baghaei, portavoce del ministero degli Esteri iraniano, ha smentito contatti diretti con Washington ribadendo che i messaggi statunitensi sono arrivati solamente tramite intermediari: “Le proposte Usa sono eccessive e irragionevoli”. Sembrerebbe chiusa, invece, la querelle legata al mancato accesso nella Chiesa del Santo sepolcro a Gerusalemme del cardinale Pierbattista Pizzaballa: “Sono stati garantiti l’accesso ai rappresentanti delle Chiese – ha dichiarato il Patriarcato latino – e le celebrazioni della Settimana Santa e della Pasqua”.
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Un missile balistico iraniano intercettato dai sistemi di difesa della Nato sopra la Turchia
Infine, il ministero della Difesa di Ankara ha affermato che un missile balistico iraniano è stato intercettato dai sistemi di difesa della Nato, dopo essere entrato nello spazio aereo turco. Si tratterebbe del quarto missile verso la Turchia intercettato da quando è cominciato il conflitto nella Repubblica islamica, anche se quest’ultima nega qualsiasi responsabilità.
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