Brignone: ”Due ori non mi cambiano. Il futuro? Sono andata avanti con antidolorifici e antinfiammatori, così anche no” |
Cortina – E adesso, Fede?
«Adesso vivo la felicità. Poi…».
Con Federica Brignone la vita è sempre un film. Never ending story. Davanti alla Regina del gigante si inginocchiano, davvero e non metaforicamente!, la svedese Sara Hector e la norvegese Thea Louise Stjernesund, seconde alla pari con due manche identiche. Lara Della Mea, che pure ha perso il bronzo per cinque centesimi, dedica alla Capitana un abbraccio affettuoso. Sofia Goggia, in zona podio dopo la prima manche, è calata alla distanza.
Di nuovo, Fede: e adesso?
«Ah, lo so. Volete sapere se smetto…».
«Non sono in grado di rispondere».
«Sul serio! Ora mi godo l’attimo, ho capito di avercela fatta quando ho sentito il boato del pubblico oltre il traguardo, non prima, dunque di nuovo festeggio con chi ha sofferto con me e per me. Poi…».
Federica Brignone, il coraggio di sognare
«Allora, settimana prossima vedrò i medici. Ci consulteremo. In questo periodo sono andata avanti a forza di antidolorifici e antinfiammatori. Così anche no. Se la gamba torno a posto è un conto, altrimenti…Ah, posso lanciare un appello?».
«Per favore, non mettete più il video del mio incidente di un anno fa sui siti e sui social! Dopo la vittoria nel superG era ovunque, ho dovuto staccare il cellulare. Sono immagini che ancora mi fanno male».
Senti, è stata una domenica trionfale per lo sport italiano.
«Ne sono felice. Non esiste solo lo sci alpino, stiamo crescendo in tutte le discipline, il biathlon, lo snowboard, eccetera».
Federica Brignone, la gioia infinita e quell’inchino delle avversarie al traguardo: la foto simbolo
Pare quasi una rivoluzione culturale.
«Penso stiano pagando gli investimenti che sono stati fatti, in formazione e infrastrutture. Bisogna insistere, sarebbe un errore se tutto si esaurisse a Olimpiade finita. E non lo dico certo per me».
Questi Giochi magici cambieranno la tua vita?
«Io resterò sempre come sono. Non sono i risultati, per fortuna eccezionali, a modificare l’identità di una persona».
Cosa credi abbia contribuito di più alla tua doppietta dorata?
«La felicità di essere qui. Ci tenevo troppo ad essere alla Olimpiade, dopo quello che mi era capitato. Sono venuta non pensando alle medaglie, ci avessi pensato non le avrei vinte. La mia gioia per essere portabandiera alla cerimonia inaugurale spiegava già tutto».
Federica Brignone: “Al traguardo ho solo sentito urla e non ho capito più niente”
Altra cosa: per l’Italia questa è una Olimpiade decisamente al femminile.
«Sono contenta ma vi stupirà sapere che io non ho mai pensato che la donna debba cercare un riscatto, una rivalutazione. Io mi sono sempre sentita rispettata, dai maschi come dalle femmine. E non ho mai avvertito complessi di inferiorità per questioni di genere».
Una tv americana ha detto che il tuo casco Tigre è una espressione di aggressività, di ferocia agonistica.
«Ma no! L’ho ideato non per essere aggressiva, bensì per dare una immagine di forza, per rendere l’idea di quello che sono. Dopo di che, quello che conta è essere forte sugli sci. Qui a Cortina ci sono riuscita, tra superG e gigante».
Tecnicamente tra le porte cosa ha fatto la differenza a tuo favore?
«Nella prima manche ero scioltissima. Avevo la forza della leggerezza, per i motivi che ho spiegato. Invece nell’intervallo ho dovuto gestire la tensione, ho ascoltato musica, ho lavorato con il fisioterapista, più si avvicinava la seconda discesa e più mi sentivo sul punto di esplodere, per un attimo ho persino ipotizzato di non partire ma ovviamente mica lo pensavo sul serio!».
E via, per una cena tutta d’oro a Casa Italia con Lisa Vittozzi.