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Morte di Ramy Elgaml, chiesto il processo per il carabiniere al volante: “Da lui manovra avventata”

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02.04.2026

Ramy Elgaml, 19 anni, viveva con i genitori al Corvetto. A destra, lo scooter su cui viaggiavano lui e l'amico

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Milano, 2 aprile 2026 – Si chiudono con otto richieste di rinvio a giudizio le indagini sulla morte di Ramy Elgaml. La Procura di Milano, coordinata da Marcello Viola, ha chiesto il processo per il carabiniere che, la notte del 24 novembre 2024, era alla guida della gazzella che si è lanciata in un lungo inseguimento, tagliando la città di Milano per otto chilometri, nel tentativo di fermare il T-Max che aveva ignorato l’alt.

L’accusa è di omicidio stradale "con eccesso colposo nell’adempimento del dovere” (già modificata e alleggerita rispetto agli addebiti di partenza). Insieme a lui i pm chiedono il rinvio a giudizio per omicidio colposo in concorso anche per il ventiduenne Farez Bouzidi: era lui alla guida di quella moto che si è schiantata in zona Corvetto, contro un semaforo, causando la morte istantanea di Ramy e il ferimento dello stesso Farez.

Rischiano il processo anche altri sei militari dell’Arma accusati di favoreggiamento, depistaggio e falso del verbale d’arresto di un testimone, amico della vittima.

Le contestazioni al carabiniere

Il carabiniere al volante dell’auto, difeso dagli avvocati Roberto Borgogno e Arianna Dutto, è accusato di aver mantenuto "una distanza e una velocità inidonee a prevenire eventuali collisioni o tamponamenti con il mezzo in fuga", con una "manovra particolarmente avventata".

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In quell'inseguimento, per i pm, ha agito "nell'adempimento di un dovere", anche se poi ha "ecceduto colposamente i limiti stabiliti dalla legge", con una "condotta di guida sproporzionata", anche rispetto alla "necessità" di bloccare lo scooter, dato che era già stata comunicata via radio la "targa" del TMax.

A lui sono contestate anche le lesioni nei confronti di Bouzidi, sempre per "eccesso colposo nell'adempimento del dovere". Ramy morì dopo l'urto tra il lato posteriore destro del TMax con la "fascia anteriore del paraurti" della Giulietta e il conseguente schianto nella fase finale, all'incrocio tra via Ripamonti e via Quaranta. Il 19enne venne sbalzato "contro il palo" di un semaforo e poi schiacciato dalla macchina dei carabinieri, che finì addosso, anch'essa, al palo.

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