Braathen, un oro dell’altro mondo. Tomba lo chiama: “Sto piangendo”

Bormio, 14 febbraio 2026 – La torcida brasiliana spegne pure l’indiavolato tifo svizzero. Si compie la favola dell’eroe dei due mondi, Lucas Pinheiro Braathen: prima medaglia alle Olimpiadi invernali per il paese verdeoro. E che medaglia: un oro preso al volo su una pista lenta per tutti tranne che per il fuoriclasse dai natali norvegesi. Un baratro fra lui e gli altri nel gigante di Bormio, distacchi dal secondo in su (eccetto Odermatt, +0.95) nella prima manche, nella seconda doma la furia degli elementi: neve fitta sopra, pioggia gelata all’arrivo. Chiude a terra, fra le lacrime, lasciandosi andare a un messaggio universale: “Spero solo che i brasiliani a casa guardino questa cosa e capiscano che la differenza è un superpotere: non importa il background, il colore della pelle, da dove arrivi – dice ai microfoni Rai -. Ogni sogno è tuo da seguire”.

La nota di colore in più è la telefonata di Tomba durante le interviste: "Ciao fratello mio, come stai? Complimenti”. “Grazie leggenda”, risponde in italiano Lucas. E Albertone: “Medaglia d’oro per il Brasile! Riesci a immaginarlo?”. “No, non posso”, risponde il brasiliano piangendo di gioia. “Stai piangendo come me...”.

E poi che storia c’è dietro: il distacco dallo sci nel 2023 (“devo prendermi una pausa”), poi la decisione di cambiar bandiera dopo i bisticci con la federazione, e vestire i colori del paese di mamma Alessandra per tornare a ritmo di samba nel 2024. Sulla Stelvio il talento puro viene fuori: Lucas si regala la storia, davanti ai Marco Odermatt e Loic Meillard. Ad aspettarlo al traguardo il papà norvegese, il ritratto della felicità con sfondo di bandiere verdeoro.

Nelle retrovie si compie una sorta di disfatta azzurra. Giovanni Franzoni, unico a terminare la prova, non va oltre il 24esimo posto, del resto non contava molto su questa gara, un puro esercizio di stile per mantenere il gigante nel proprio carniere. Poi c’è la caduta degli altri: de Aliprandini perde uno sci, Kastlunger scivola fuori traiettoria, anche Vinatzer alla seconda manche.

"Sono contento di tornare a casa, il mio fisico e la mia tesa sono arrivati al limite – commenta Franzoni –. Dopo un mese e mezzo di emozioni e tensioni il sistema nervoso è un po’ in tilt. Sono state comunque Olimpiadi positive, avrei potuto forse raccogliere qualcosa di più. Rispetto all’anno scorso c’è da leccarsi le dita”. Alex Vinatzer, invece, esce dopo poche porte, non appena sembra aver trovato il ritmo giusto: “Ho cercato di attaccare a tutta”. Due delusioni di fila per l’altoatesino: prima una combinata chiusa col freno tirato e lontano dal podio, poi la caduta di ieri: “Bisogna essere bravi a dimenticare quanto successo e non tirarsi indietro nelle prossime gare. Cercherò di spingere e di prendermi dei rischi: conta la medaglia, proverò a vincerla”.


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