Omicidio di Pierina, per i giudici del Riesame “Manuela è credibile e coerente”

Louis Dassilva resta in carcere dopo la terza conferma della custodia cautelare. A destra, l’ex amante Manuela Bianchi

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Rimini, 4 marzo 2026 – “Manuela Bianchi ha detto la verità nelle dichiarazioni da ultimo rese”. È questo quanto fissato dal Tribunale del Riesame di Bologna nelle oltre 140 pagine di motivazioni depositate a corredo della decisione già comunicata nelle scorse settimane di mantenere Louis Dassilva sotto custodia in carcere per l’accusa dell’omicidio di Pierina Paganelli, l’anziana uccisa in via del Ciclamino il 3 ottobre 2023.

Perché Manuela Bianchi dice la verità secondo i giudici

È stata proprio la credibilità dell’ultima versione resa sulla mattina del ritrovamento di Pierina dalla nuora in incidente probatorio il ganglio giudiziario di tutte le 140 pagine di motivazioni addotte dal Riesame per il terzo provvedimento di conferma del carcere per Dassilva. In questo caso, con il processo per omicidio in Corte d’Assise già in corso, i magistrati bolognesi si sono focalizzati quasi esclusivamente su tutti gli aspetti del dichiarato di Manuela, ritenuto “veritiero” poiché “non più condizionata dalla volontà di mantenere in vita il rapporto (con Dassilva, ndr) e per timore per l’incolumità propria e della figlia. Mentre – continuano le motivazioni – deve escludersi che abbia reso dichiarazioni false per ragioni vendicative a seguito delle dichiarazioni di Dassilva e della sua volontà di cessare la relazione”.

"Non voleva incastrare Louis”

In merito, il Riesame si è concentrato sulle eccezioni sollevate dalla difesa dell’imputato per cui Manuela avrebbe ritrattato per “incastrare” l’ex amante e tenere indenne se stessa e i suoi familiari dai sospetti di partecipazione nell’omicidio. A tal proposito, il Riesame ha considerato che “nessun rischio era concretamente profilabile al fratello Loris Bianchi in quanto, fin dalla prima sentenza della Cassazione, il suo alibi era stato ritenuto pienamente riscontrato”. Secondo i giudici bolognesi, “se Manuela avesse voluto chiudere il cerchio attorno a Dassilva avrebbe dovuto formulare un’accusa più diretta, ossia che quella mattina il suo amante le aveva confidato di aver ucciso sua suocera (...) Se si fosse trattato di allontanare da sé sospetti di coinvolgimento, Bianchi non avrebbe reso dichiarazioni via via sempre più compromettenti verso l’ex amante ma sarebbe arrivata subito al punto”.

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La rivelazione dell’amica di Manuela? “Confusa”

Perciò, la ritrattazione è stata a più riprese definita “credibile e non viziata da motivi utilitaristici”. Una ricostruzione non mutata per il Riesame nemmeno dalle subentrate rivelazioni dell’amica di Manuela. La donna, infatti, dopo la testimonianza in Assise aveva insistito per incontrare il pm Daniele Paci a cui aveva riferito che, durante il trasloco di Manuela, Bianchi le avesse sussurrato di aver dichiarato il falso a marzo 2025 dopo essere stata messa “con le spalle al muro”, salvo poi, ad alta voce e a favore di intercettazione, ribadire di avere invece affermato il vero. Questa ricostruzione dell’amica di Manuela veniva quindi ‘appuntata’ dalla stessa in memo vocali ritenute dal Riesame “confabulanti e confusi” oltre a “una narrazione già di per sé contraddittoria” legata al fatto che “non si comprende perché Bianchi avrebbe dovuto fidarsi di una persona non stretta e che avrebbe dovuto poi deporre in Assise”.

La valutazione oggettiva del racconto di Manuela

Il Riesame si è poi focalizzato su quella che è stata definita una “valutazione oggettiva del narrato” di Manuela, sostenendo che “il nucleo del racconto di quei minuti (quelli del ritrovamento di Pierina con la presunta presenza di Louis nel seminterrato, ndr) nelle linee essenziali è rimasto sempre identico. Un racconto intrinsecamente logico e perfettamente coerente”. A suffragare tale ricostruzione il Riesame ha poi richiamato una serie di “riscontri” come la testimonianza del vicino moldavo; le interecettazioni in questura il 4 ottobre; le tempistiche di quanto avvenuto nel garage con i suoi della perizia fonica.

L’interesse di Dassilva per “tornare sul luogo del delitto”

Infine, il Riesame ha messo nero su bianco come, da loro considerazione, “l’imputato abbia avuto più di una valida ragione per portarsi quella mattina nel garage”, arrivando a definire per Dassilva un “forte interesse a tornare sul luogo del delitto” notando che a trovare il cadavere sarebbe stata proprio l’allora amante, così da “portare gli inquirenti a mettere in relazione l’omicidio con la figura della Bianchi e arrivando in breve alla loro relazione extraconiugale”.

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