Gualmini passa ad Azione: “E’ il Pd che si è spostato, non mi sono spostata io” |
Bologna, 16 febbraio 2026 – “Si è spostato il Pd, non mi sono spostata io”. L’europarlamentare Elisabetta Gualmini motiva così la decisione di lasciare i dem per approdare in Azione. Al suo fianco Carlo Calenda, leader del partito, e il senatore bolognese (come lei) Marco Lombardo.
Cosa cambia per l’Europarlamento
"E’ stata una scelta molto sofferta, che non ho fatto dalla sera alla mattina – puntualizza Gualmini –: l’unica persona che non dovevo tradire era me stessa e le mie convinzioni e per questo motivo ho scelto di cambiare”. Gualmini lascia così a Bruxelles ‘S&D’ (Alleanza Progressista dei Socialisti e dei Democratici, a cui aderisce il Pd) per approdare a ‘Renew Europe’, “l’unico vero partito europeista”, portando nell’Europarlamento la prima quota di Azione.
Gualmini, critiche forti al Pd
"Io sono fortemente convinta che, del tutto legittimamente, il Pd abbia cambiato natura in modo strutturale e profondo, attraverso una mutazione che porta a un riposizionamento sulla sinistra radicale - insiste la deputata europea -. L’asse con Conte, Landini, Fratoianni, Bonelli taglia fuori la cultura e quel riformismo di cui ho sempre fatto testimonianza”.
Poi l’attacco diretto alla segretaria nazionale dei dem: “Elly Schlein ha fatto un capolavoro, perché si è presa tutto il partito: ha una maggioranza del 92%, è una giovane leader e forse la più longeva che il Pd abbia avuto. E ha effettivamente modellato il partito secondo la sua idea e il mandato delle Primarie. Ma per chi ha una visione diversa, moderata, di governo, di responsabilità, con una forte caratura sulla politica estera, lo spazio di agibilità politica si è molto ridotto. Allora le scelte sono due: o restare a fare un controcanto, criticando ogni giorno la segretaria in negativo, oppure farlo in maniera positiva, trovando uno spazio per le proprie idee e cercando di tracciare una prospettiva”.
Le tre ragione del passaggio dal Pd ad Azione
Gualmini sintetizza il proprio passaggio di casacca attorno a tre temi fondamentali: la politica estera, la politica industriale, la campagna per il referendum della giustizia.
"Sulla politica estera, il mio forte desiderio che condivido con Azione è aderire al gruppo dei centristi a Bruxelles: voglio lavorare in Europa perché sono fortemente europeista e voglio costruire uno spazio dove rappresentare le mie idee – insiste l’eurodeputata –. A partire dal forte sostegno all’Ucraina e alla democrazia liberale. La battaglia sull'Ucraina è il ‘crinale’ ed è dirimente. Non si può sostenere di volere un’Europa forte senza dotarsi di armi per difendersi”.
“Per quanto riguarda la politica industria – prosegue Gualmini – concordo con le parole che spesso sento da Calenda in merito a un ‘green deal’ spiegato male e affrontato in maniera troppo ideologica, in modo punitivo per le imprese. La transizione energetica certo che fa bene, ma non può significare deserto per l’industria. Allora ben vengano il mix energetico e il nucleare, oppure siamo destinati a perdere milioni di posti di lavoro. Servono pragmatismo e concretezza".
Infine, l’appuntamento alle urne del 22 e del 23 marzo: “E’ disdicevole come si sta affrontando la battaglia per il referendum. Non c’è attenzione al merito, ci sono istinti di populismo da un parte e dell’altra: se voti ‘sì’ sei fascista, se voti ‘no’ sei dei centri sociali. Il Pd non è mai stato così, era il partito della responsabilità e della moderazione. Io voto sì perché penso sia una riforma giusta e perché non si può dire sempre ‘no’: se il Governo fa cose buone si votano, se non le fa non si votano. Un referendum non si può condurre su una base partigiana ed è altra cosa rispetto a votare Meloni sì o no. Bisogna guardare al merito”.
Le parole di Carlo Calenda, leader di Azione
Soddisfatto Carlo Calenda: “Ho poco da aggiungere perché anche io ho fatto un percorso simile, come Rosato, Lombardo, Grippo e tanti altri di noi. Ci siamo formati nell’idea che esiste un liberalismo sociale, che poi appartiene alla tradizione popolare, incarnato oggi esclusivamente dall’Europa. E’ l’unico spazio di democrazia capace di confrontarsi con gli imperi, che come tali agiscono. Azione si pone l’obiettivo di essere una casa per i liberali e riformisti, coloro che sentono che il bipolarismo in questo tempo storico delle grandi fratture e delle grandi decisioni non è più adatto, perché ha si è sottomesso all’estremismo sia a destra che a sinistra, con il risultato che, nella migliore delle ipotesi, non si fa niente. E nella peggiore si fanno cose sbagliate”.
"Quanto è dirimente che Trump ci calpesta e noi andiamo come vassalli al ‘Board of peace’? – continua Calenda –. Quanto è dirimente che Putin ci calpesta ogni giorno e con la sua propaganda dice che dobbiamo arrenderci? E che vuol dire essere a favore Ucraina se non dai armi o a favore della difesa se non vuoi armarti, quando sai che oggi Europa è sguarnita? Non so se siano aspetti di destra o di sinistra, ma so che hanno a che fare con volere l’Europa una grande potenza oppure no. Oggi il centrosinistra non ha un’agenda di governo a un anno dalle elezioni perché non la può avere: le contraddizioni sono troppo forti. E il centrodestra ha l’analogo problema. Azione è il luogo dove riformisti e liberarli si ritrovano per difendere Europa e libertà perché il momento è questo e non si può fare una politica adolescenziale2.
"Penso che piano piano altri si uniranno all’alternativa antisovranista e contro il populismo, che è stessa cosa e ha la stessa matrice, ma si veste solo in maniera diversa”, chiude il numero uno di Azione.