Powell e Trump, quando la politica sfida le banche centrali. Inchieste, inflazione e tassi d’interesse: cosa c’è in gioco |
Roma, 14 gennaio 2026 – Il numero uno della Fed Jerome Powell ha scelto di esporsi come mai aveva fatto prima. Dopo l’apertura di un’indagine che potrebbe portare a conseguenze penali nei suoi confronti, il presidente della Federal Reserve americana ha accusato apertamente l’amministrazione Trump di usare lo strumento giudiziario come leva politica.
"Questa azione dovrebbe essere vista nel contesto più ampio delle minacce e delle continue pressioni esercitate dall’amministrazione", ha dichiarato, parlando di un tentativo di "limitare l’indipendenza della Fed". Powell ha aggiunto che la banca centrale viene colpita perché "stabilisce i tassi in base alla nostra migliore valutazione di ciò che è utile alle persone, invece di seguire le preferenze di un presidente". Una presa di posizione inedita, rafforzata dalla decisione di rendere pubblica lui stesso l’esistenza delle citazioni in giudizio e di diffondere un messaggio video ufficiale, rompendo la tradizionale neutralità comunicativa della Fed.
L’onda di solidarietà internazionale e la risposta di Trump
Alle parole di Powell ha fatto seguito una reazione altrettanto senza precedenti sul piano internazionale. Undici governatori delle principali banche centrali mondiali, guidati dalla presidente della Bce Christine Lagarde, hanno firmato un comunicato congiunto di sostegno. "Esprimiamo piena solidarietà al Federal Reserve System e al suo presidente Jerome Powell", si legge nel testo, che definisce l’indipendenza delle banche centrali "un pilastro fondamentale della stabilità dei prezzi,........