I compagni non vogliono stare in camera con lo studente disabile. La mamma: “Un ricatto, addolorata e delusa”. E la gita scolastica salta |
Una gita scolastica (foto di repertorio)
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Cesena, 21 marzo 2026 – “Addolorata come madre e delusa come insegnante”. Comincia così il racconto di una storia di mancata inclusione che colpisce in un momento in cui pare che l’accoglienza verso chi vive una seppur minima disabilità sia all’apice di progetti sociali ed educativi. Ma cosa succede nella pratica? Capita che un ragazzo di un istituto superiore del Cesenate (che per difendere la sua identità chiameremo Alessandro) si sia trovato al centro di una vicenda mortificante in cui né dirigenti né insegnanti hanno saputo trovare quella soluzione che avrebbe dato consistenza ad un esempio reale di accettazione.
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Tre studenti legano l’ok alla gita alla richiesta di non condividere la stanza con Alessandro
I fatti. Alessandro avrebbe voluto partecipare ad una gita scolastica di tre giorni programmata in una città del meridione pianificata per maggio e che, come impongono le regole scolastiche, per dare il via alla programmazione deve registrare la partecipazione di almeno il 70 per cento dei ragazzi della classe coinvolta. Ma la gita, tra le proteste accorate di chi si vede già sul pullman a cantare a squarciagola con i compagni, è bloccata: manca il numero sufficiente. Tre compagni legano il proprio consenso alla richiesta di non condividere la stanza con Alessandro. Perché? Le gite scolastiche, si sa, partono come viaggi di istruzione ma ciò che attira, e resta nella memoria di chi si divertirà nel proprio futuro da adulto a raccontare un’esperienza che è anche trasgressione (nei limiti…) e goliardia, è l’inusitata convivenza con i compagni.
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Un ricatto alla madre-insegnante
Quelli stessi che oggi non vogliono stare in camera con Alessandro e che in una precedente gita scolastica lo hanno lasciato da solo nella stanza per andare nelle camere delle ragazze. Solo, e in un contesto estraneo, il sedicenne si è sentito in difficoltà ed ha chiesto aiuto alla madre che, in qualità di insegnante organizzatrice del viaggio e accompagnatrice, è andata a ripescare i giovanotti laddove non avrebbero dovuto essere. La vicenda ha creato una frattura e oggi i ragazzi chiedono che Alessandro, vada sì in gita, ma dorma in stanza con la madre, perché, dicono “disturba” e li costringe a farsi carico di lui.
Alla faccia dell’accoglienza e dell’inclusione. Tanto più che la richiesta passa sopra la testa di Alessandro a cui nessuno, neppure la sua insegnante di sostegno, chiede nulla. E’ semplicemente un aut aut alla madre insegnante. O ti tieni in stanza tuo figlio o noi non aderiamo alla gita e la facciamo saltare. Un ricatto, e l’amarezza di una mancata occasione educativa e di civiltà.
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La denuncia della madre al provveditorato
“Come madre e come insegnante - dice, infatti, la madre di Alessandro - ritengo che, a questo punto, manchino completamente i presupposti fondamentali per un viaggio d’istruzione, che non è un viaggio di piacere tra amici, ma un’occasione in cui si impara prima di tutto a vivere insieme condividendo e assumendosi delle responsabilità, che sono il presupposto per crescere”.
E ritira sia la sua disponibilità che quella del figlio che, precisa, “si sa gestire autonomamente in tutte le attività legate al quotidiano e la notte non ha alcun problema a dormire e non si sveglia facilmente”.
Non prima però di aver coinvolto il dirigente della scuola e di aver denunciato il fatto al provveditorato. Ma già appare evidente che l’unico che pagherà sarà Alessandro.
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