La sfida di Stefano Massini: essere Putin. “Lui e Trump, il tempo della violenza in cui siamo sprofondati”

Stefano Massini alla presentazione di "Io, Vladimir - Stefano Massini racconta Putin", in onda l'11 marzo in prima serata su Nove

Video: Massini interpreta l'essere Putin in prima serata sul Nove

Da qualche anno sembra aver scelto il lato oscuro. Senza paura: Eichmann, Adolf Hitler, Donald Trump. Ha pure fatto i conti con la furia capitalista nella Lehman Trilogy (ultima regia ronconiana), portandosi a casa cinque Tony Award. Insomma: a Stefano Massini piacciono le sfide e continua ad indagare le maschere oscure del potere. Per provare a capire qualcosa in più della contemporaneità. Come succede con Io, Vladimir, nuovo monologo del direttore artistico del Teatro della Toscana. Un assolo, pubblicato in volume da Einaudi col titolo Lo zar, nel quale di racconta dell’ascesa di Putin. Solo che questa volta l’appuntamento non è a teatro. Ma in tv. Domani sera, 11 marzo, sul Nove. Oppure in streaming su Discovery+. A conferma di come la piattaforma Warner Bros stia cercando modi inediti di raccontare il mondo.

Putin riesce a impersonificare perfettamente la violenza in cui ci ritroviamo sprofondati

La cronaca. Qui immergendosi nella materia. E aprendosi a un’intensità diversa, molto distante dalla fredda cornice televisiva. “Putin è uno di quei riferimenti internazionali che determinano le nostre sorti – ha sottolineato Massini –, perché è ormai il contesto globale che incide sulla quotidianità e su quello che siamo. A mio avviso riesce poi a impersonificare perfettamente la violenza in cui ci ritroviamo sprofondati. E credo che sia proprio la sua parabola umana ancor prima che politica a farci comprendere questo aspetto. Una parabola che nasce nella miseria, seguendo un percorso opposto a quello di Trump. Nonostante oggi i due parlino la stessa lingua e sembrino intercambiabili”.

Non ci sarà il respiro del pubblico, d’accordo. Fondamentale per Massini come per chiunque faccia teatro. Ma ci sarà l’emozione di arrivare a una platea di grandi numeri. Qui grazie anche al lavoro in regia di Fabio Calvi, mentre le musiche originali di Luca Baldini saranno eseguite dall’autore, insieme a Mariel Tahiraj, Saverio Zacchei e Massimo Ferri. Il resto è nelle mani del drammaturgo e attore fiorentino. Che non a caso ha voluto questa prima televisiva a vent’anni esatti dall’omicidio di Anna Politkovskaja a Mosca. Altra figura chiave per comprendere la Russia contemporanea. E altro (fortunatissimo) monologo firmato da Massini.

“Sono vicende in cui il potere ha qualcosa di shakespeariano – conclude il drammaturgo – Si pensi solo a come Putin costruisca una tela diabolica intorno al suo avversario politico, un ex professore universitario di cui era stato anche allievo. Oppure a certe dichiarazioni di Trump, che da giovane ha trovato il modo per non partire soldato in Vietnam ma ora è capace di affermare che lui non è stato così idiota da andare a morire in guerra. E questo proprio nel momento in cui sta scatenando un conflitto su scala mondiale. Portare tutto questo in tv significa dire agli spettatori che li si reputa più intelligenti del continuo compromesso al ribasso che li circonda. E che forse invece di assecondare una routine casalinga dove il divano è diventato il centro dell’esistenza, per un’oretta vale la pena affrontare un racconto più complesso, incentrato solo sulla parola, per tornare a immaginare. Che è una caratteristica unica dell’uomo ma che spesso abbandoniamo da bambini”.

Su il sipario allora. Per così dire. Domani alle 21.30. Con la consapevolezza che il teatro quando passa in tv di solito lascia segni profondi. Come col Vajont di Marco Paolini. Indelebile. Per una serata che è anche il primo appuntamento di un nuovo ciclo che Nove dedica alla Storia contemporanea raccontata da alcune firme della cultura italiana.

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