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Elezioni municipali in Francia: la sinistra avanti a Parigi, RN in ascesa. Ma è astensione record

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16.03.2026

Il socialista Emmanuel Grégoire candidato sindaco di Parigi (Ansa)

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Parigi, 16 marzo 2026 – Mentre i primi seggi elettorali chiudevano alle 18, dal dipartimento d’oltremare della Riunione proveniva un primo risultato eloquente: Johnny Payet, sindaco del Rassemblement national (RN) di la Plaine-des-Palmistes, è stato rieletto al primo turno con quasi il 60% dei voti. Un successo che conferma gli ottimi risultati dell’estrema destra in tutto il Paese. “Il cambiamento non aspetta 2027, comincia domenica prossima”, ha dichiarato Jordan Bardella, presidente del partito d’estrema destra, il primo ad esprimersi poco dopo la proiezione dei primi risultati alle otto di sera.

I principali risultati dell’Election Day

L’astensione si conferma il primo partito di Francia: il 44% degli aventi diritto non si è presentato alle urne. Meno del picco del 66% registrato sei anni fa, elezioni svoltesi durante la pandemia di Covid-19, ma più di qualsiasi altro appuntamento elettorale locale dal 1959.

Un risultato preoccupante considerando che le amministrative sono le elezioni preferite dei francesi dopo le presidenziali, ben più sentite delle legislative o delle europee. Intervistato dal canale televisivo LCI, Frédéric Dabi, direttore generale dell’istituto di sondaggi Ifop, ha spiegato che la campagna si è svolta in un clima di indifferenza generale, schiacciata tra “il voto sulla legge di bilancio tardivo” e “l’attualità internazionale”, come il conflitto in Medio Oriente.

Nelle tre grandi metropoli francesi – Parigi, Lione e Marsiglia – gli elettori hanno votato per la prima volta con la nuova legge elettorale adottata ad agosto 2025. Questo sistema ha causato alcuni problemi, in particolare a Marsiglia, dove La France insoumise ha denunciato degli errori nell’ordine delle schede.

A Parigi i socialisti primi, flop dei Macronisti

Emmanuel Grégoire, deputato e ex vicesindaco della capitale per sei anni, sfiora il 40%. Dal suo quartier generale della Rotonde Stalingrad, il candidato dell’unione delle sinistre ha rilasciato una dichiarazione intorno alle 21:15: “domenica prossima è un incontro con la nostra storia”.

Nonostante un ampio margine sulla rivale Rachida Dati, la candidata del centrodestra e ministra della cultura fino a poche settimane fa, arrivata seconda con circa il 25,4%, Grégoire non è certo di vincere al secondo turno. Tutto dipenderà dalle scelte dei candidati di centro e d’estrema destra. Pierre-Yves Bournazel, candidato dei due grandi partiti centristi, Horizons e Renaissance, ha pubblicato un tweet in tarda serata, limitandosi a ringraziare gli elettori. Terzo con circa l’11,3%, il suo mantenimento domenica prossima dipenderà anche da un eventuale accordo dietro le quinte tra centro e centrodestra in vista delle elezioni presidenziali del 2027.

A superare le aspettative è la sinistra radicale con Sophia Chikirou all’11,7%: “Parigi conferma l’avanzata de La France insoumise”, ha dichiarato la candidata, il cui obiettivo è entrare nel consiglio comunale. Chikirou ha minacciato di mantenersi al secondo turno se Grégoire non le propone un’alleanza. Possibilità che il socialista ha scartato durante tutta la campagna. Sarah Knafo, la giovane candidata del partito identitario Reconquête, ha superato di un soffio il 10%: un risultato decisamente più basso rispetto a quanto pronosticato dai sondaggi.

Nelle grandi città la sinistra resiste all’assalto dell’estrema destra

A Marsiglia, il sindaco socialista uscente Benoît Payan è in testa con il 36,7%. A tallonarlo, con il 35%, il candidato del Rassemblement national Franck Allisio. L’estrema destra capitalizza sul crollo del centrodestra, fermo al 12,4%. A Lione invece, il sindaco ecologista uscente Grégory Doucet recupera i dieci punti di distacco registrati nei sondaggi e raggiunge il rivale, sostenuto dalla destra e dal centro, Jean-Michel Aulas, l’ex presidente della squadra di calcio dell’Olympique Lyonnais. A Lilla, capitale del nord della Francia, dove la socialista Martine Aubry ha governato per quasi 25 anni, è testa a testa tra Arnaud Deslandes, sindaco uscente e Lahouaria Addouche, candidata della France insoumise. L’ago della bilancia sarà l’ecologista Stéphane Baly, che ha raccolto il 17,7%. Il centrosinistra arriva primo anche a Strasburgo, Rennes, Nantes e Bordeaux.

Philippe tiene Le Havre, La France insoumise oltre le aspettative

Nella città portuale di Le Havre, l’ex premier Édouard Philippe, sindaco uscente, supera con il 43,7% lo sfidante comunista Jean-Paul Lecoq, al 33%. Un risultato molto scrutato per valutare la solidità della sua candidatura alle presidenziali. A Roubaix, al confine con il Belgio, il candidato della France insoumise David Guiraud ha ottenuto il 46,6%: un risultato storico per il movimento di Jean-Luc Mélenchon, che vince al primo turno a Saint-Denis, nella periferia parigina. La France insoumise supera gli altri partiti di sinistra anche a Limoges, nel centro del Paese, dove i socialisti hanno governato dal 1912 al 2014 e a Tolosa, dove ottiene quasi il 28%, subito dietro al candidato di centrodestra. Il candidato di centrosinistra François Briançon, arrivato terzo, è pronto ad allearsi con la sinistra radicale.

Rassemblement national in crescita ovunque 

Perpignan, la più grande città in mano al Rassemblement national, conferma il proprio sostegno a Louis Aliot, vincente già al primo turno nonostante la condanna. L’ex compagno di Marine Le Pen ha vinto con il 50,6%. A Fréjus, in Costa Azzurra, David Rachline rimane sindaco con il 51,33% dei voti. Il partito di Marine Le Pen domina anche nel proprio feudo, a Hénin-Beaumont, dove il sindaco Steve Boris ha vinto con il 77%. A Toulon, la deputata RN Laure Lavalette è data al 42%, davanti ad altri due partiti di destra. L’unica candidata di sinistra, Magali Brunel, non raggiunge la soglia del 10%. 

A Nizza, dove la pioggia ha danneggiato decine di migliaia di schede elettorali durante il trasporto – ristampate d’urgenza dal comune nella notte tra sabato e domenica – il leader del partito satellite del Rassemblement national, Eric Ciotti, ha stravinto la sfida contro il rivale Christian Estrosi. Con il 43,4%, Ciotti supera di quasi 12 punti Estrosi, che si ripresenta per il quo quarto mandato.

Il centrodestra tiene invece a Cannes, dove David Lisnard ha ottenuto l’81% dei voti.

Un secondo turno più incerto che mai

Domenica 22 marzo gli elettori saranno richiamati alle urne in tutti i comuni in cui la prima lista è rimasta sotto la soglia del 50%. Se Gabriel Attal, presidente del partito presidenziale Renaissance, ha escluso qualsiasi alleanza con gli estremi, la posizione del centrodestra non è così chiara e una convergenza tra Rassemblement national e i Républicains è possibile in alcune città, come a Marsiglia. Sul lato opposto, La France insoumise spinge per una fusione delle liste di sinistra per “costituire un fronte antifascista” al secondo turno. Una proposta che il segretario del partito socialista, Olivier Faure, esclude tranne in alcuni casi, come Tolosa. I candidati hanno tempo fino alle 18 di martedì 17 marzo per decidere di eventuali alleanze o se presentarsi al secondo turno, dopodiché saranno gli elettori a dire l’ultima, domenica 22 marzo.  

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