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Stefano Fassina: "La colpa non è sua. Ma di chi la propone"

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12.04.2026

Stefano Fassina: "La colpa non è sua. Ma di chi la propone"

Articolo: Salis agita il centrosinistra

Roma, 12 aprile 2026 – Stefano Fassina, economista ed ex deputato della sinistra dem, perché ravvisa un handicap "morale prima che politico" nel centrosinistra?

"Perché, in una fase drammatica di stravolgimenti economici e geopolitici come quella attuale, proporre come premier una figura, seppur di qualità, di amministratrice debuttante priva di ogni esperienza nazionale e/o europea, è emblematico del deficit di credibilità morale di una classe dirigente che predilige giochi e interessi di Palazzo a scapito delle ansie, ma anche le speranze, che attraversano il fermento dei corpi sociali, in particolari giovanili".

Si riferisce a Silvia Salis?

"La questione non riguarda Salis e le sue legittime aspirazioni future, ma l’irresponsabilità interessata di chi la propone. Da ultimo ieri Matteo Renzi. Comportamenti così disinvoltamente autoreferenziali allontanano dalla domanda di Politica con la P maiuscola che viene dalle urne referendarie, evidenziando l’incomprensione della fase che attraversiamo".

"È finita la stagione dell’antipolitica, ben interpretata dal M5s. Siamo in una nuova fase storica: sul limine della terza guerra mondiale e della sciagura economica e sociale. Rispetto a quella domanda di Politica, non si può trasmettere un messaggio di così sfrontata e cinica strumentalità. Salis è usata da chi la propone per misurarsi alle primarie e ottenere seggi nella spartizione al tavolo".

Molti vagheggiano una terza proposta rispetto al radicalismo di Schlein e il populismo di Conte. La stessa base referendaria non apprezzerebbe un volto nuovo?

"Conte e Schlein sono figure credibili. Né mancano altre figure di esperienza. Ma le legittime valutazioni negative rispetto a questa o quel leader non possono assolvere dalla negligenza morale di procedere invece per improvvisazioni strumentali".

E le primarie sono lo strumento per scegliere?

"Sono una scimmiottatura che a mio avviso era imbarazzante e impropria ai tempi dell’Unione, figuriamoci oggi. Quando nei dem Usa si sfidano Bernie Sanders e Hillary Clinton incarnano programmi molti diversi. Anziché un programma prestabilito da affidare a chi esce da gazebo, serve rispettare le urne come in tutte le democrazie parlamentari. Certo, sulla base di una cornice comune. Ma poi la formazione e l’indirizzo del governo saranno frutto delle opzioni politiche scelte dall’elettorato e della sintesi nelle aule tra le forze politiche".

Rimettere la premiership al Quirinale insomma?

"Stante la legge elettorale vigente, sarei per applicare fino in fondo la Costituzione, come a detta di tutti i leader chiede anche il No referendario. Con una coalizione costituzionale, non solo progressista, per includere tutte le fasce sociali che hanno votato in difesa della Carta, non per questo o quel partito".

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