Il campo largo si prepara alla sfida. Alfieri (Pd): “Il programma comune in vista delle primarie”

La segretaria del Partito Democratico, Elly Schlein, con il leader del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte

Senatore Alessandro Alfieri, responsabile riforme del Pd, è stato un bene o un male che nell’ora della vittoria del No il Nazareno si sia accodato a Giuseppe Conte sulle primarie senza ancora conoscere la coalizione?

"Non la metterei così. Conte si è detto disponibile alle primarie, confermando che per vincere non c’è alternativa alla coalizione dei partiti progressisti di centrosinistra. Coalizione che abbiamo pazientemente costruito in questi anni e ha già dato buoni risultati sui territori. Dobbiamo quindi andare avanti insieme. Consapevoli che occorrerà impegnarsi su un programma comune, che viene prima di ogni altra scelta".

E come, dal momento che primarie vere rischiano di essere laceranti?

"Il Pd è il primo partito che ha perciò maggiore responsabilità. Abbiamo lavorato per unire le opposizioni sia in Parlamento, con proposte condivise, sia attraverso candidature comuni. È un lavoro che va consolidato con pazienza. Prima dei modi di scelta della premiership serve un’agenda economica e sociale condivisa. Partiamo dagli stipendi, che sono tra i più bassi d’Europa, e dalle bollette, che sono tra le più care; fino alle liste d’attesa troppo lunghe nella sanità. E lavoriamo coi nostri sindaci a rendere più sicure e inclusive le nostre comunità".

Conte propone primarie aperte a turno singolo. Voi?

"Noi le primarie le abbiamo introdotte sin dal 2005 e ne abbiamo organizzate di ogni tipo. Possono essere uno strumento valido quando si sono definiti priorità e perimetro dell’alleanza. Adesso perciò è il momento di aprire il cantiere del programma. E il Pd ci arriva pronto. Perché in questi mesi, parallelamente a quella referendaria, si è impegnato in una campagna di ascolto della base. Concentriamoci su questo ed evitiamo di pensare che la strada sia in discesa".

Perché non è in discesa?

"Parte dei No al referendum esprime una protesta difficile da riversare sulla nostra proposta. Potremo però intercettare parte dei Sì che non voterà mai Meloni e vuole capire quali riforme abbiamo in mente. Perché quando ti presenti per governare il Paese serve indicare le tue proposte".

Il Pd, da sempre favorevole a vincolo di coalizione e premio di maggioranza, sarebbe è disponibili a dialogare sulla riforma elettorale? E a quali condizioni?

"Siamo per una legge che coniughi governabilità e rappresentanza e superi le liste bloccate. Su questo avevamo dato disponibilità alla premier a inizio legislatura. Purtroppo sembra prevalere il baratto tra le tre riforme volute dalla maggioranza: autonomia differenziata, premierato, separazione delle magistrature. E ora, pur avendo perso sonoramente il referendum, invece di occuparsi delle priorità economiche e sociali degli italiani, rilanciano sulla modifica della legge elettorale perché altrimenti perderebbero. Così non mi sembra ci siano le condizioni per un dialogo costruttivo. Anzi. Mi sembra che non abbiano capito la lezione popolare".

Le elezioni anticipate sono un’eventualità plausibile?

"Non so che cosa abbiano in mente, ma non credo. Meloni mantiene una maggioranza robusta, ma si è chiusa la luna di miele con il Paese e i nodi arrivano tutti al pettine. Le dimissioni a raffica di questi giorni non serviranno a rilanciare la sua parabola".

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