Giustizia, Meloni in campo. La premier attacca sui migranti: "Toghe politicizzate ci ostacolano" |
Roma, 18 febbraio 2026 – Giorgia Meloni entra per la prima volta in campo nella campagna referendaria. "Gli italiani hanno votato il centrodestra anche per questo: per ristabilire regole chiare e farle rispettare – dice la premier in un video postato sui social –. E il governo lo sta facendo con determinazione nonostante una parte politicizzata della magistratura continui a ostacolare ogni azione volta a contrastare l’immigrazione illegale di massa perché accogliere chi ha diritto è doveroso, rispettare le leggi italiane è indispensabile e chi non intende farlo non è benvenuto in Italia".
Un attacco mirato e altresì piuttosto pacato rispetto ai toni al calor bianco delle ultime ore. Dovuto probabilmente all’impellenza di mitigare il fervore del ministro di Giustizia Carlo Nordio nella polemica contro gli ex colleghi togati dell’Anm, che fomenta più l’allarmismo militante del centrosinistra che le ragioni di mobilitazione del centrodestra in favore di una riforma in linea di massima a maggior tutela del cittadini.
Ceccanti, un dem per il Sì al Referendum: “È un referendum sulla Costituzione, le nostre scelte dureranno decenni”
Meloni prende spunto dal caso di un cittadino straniero che ha ottenuto un risarcimento a norma di legge per la detenzione in Albania nonostante avesse 23 condanne e 3 decreti di espulsioni. Nel frattempo il Pd rilancia la polemica in merito alla lista dei finanziatori del Comitato per il No chiesta dal ministero della Giustizia per bocca della responsabile giustizia Deborah Serracchiani. Che chiede provocatoriamente se il ministro sia stato "silenziato" dal governo per l’imbarazzo che ha generato. Anche perché ieri il vicepremier della Lega Matteo Salvini si è speso nell’intento di mitigare la polemica tra Nordio e l’"apprezzato" procuratore di Napoli Nicola Gratteri, che hanno scambiato con leggerezza indebite accuse di "mafiosità" con riferimento a toghe e elettori.
La questione costituzionale è tuttavia politica. E per questo sarebbe per forza la politica a doversi impegnare pro o contro la riforma. Sennonché le leadership, sia del centrodestra di governo che del centrosinistra di opposizione, rimangono spaventate dal rischio di rimanere sotto le macerie della consultazione, come accaduto per ultimo all’ex premier Matteo Renzi.
Da tempo molte tv sono impegnate nel far presenti gli errori e gli episodi giudiziari più controversi. Una scelta deliberata. E si vocifera persino che Palazzo Chigi si sia fatto redigere un bestiario di errori e indebiti vantaggi giudiziari da spendere il campagna elettorale. Tutti casi che, di nuovo, saranno veri. Ma il tema dirimente rimane se tutto questo porti i cittadini a votare oppure no. E a questo può rispondere solo l’impegno diretto dalla politica.
Il centrosinistra, che fiuta odore di remuntada, ha cominciato a rompere gli indugi, anche se qualcuno esorta a mantenere la calma fino alla fine. E specialmente la leader del Pd Elly Schlein ha deciso di iniziare a esporsi; mentre il 5 stelle Giuseppe Conte si mantiene defilato, pur essendo un accanito sostenitore del potere togato. Sul fronte di centrodestra, invece, quello di ieri sarebbe stato solo un anticipo dell’impegno più consistente che la premier avrebbe in programma per le ultime due settimane, pur premurandosi di mantenere separati il destino del proprio incarico e l’esito della consultazione. Presa di posizione che comunque si renderà necessaria per chiedere quel voto in più in nome della democrazia di FdI si fregia di propugnare.