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Fuga in avanti di Schlein: "Pronti al voto". Ma è stallo sulle primarie /

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26.03.2026

La segretaria del Partito Democratico, Elly Schlein, con il presidente del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte (Ansa)

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"Siamo pronti" a votare in qualsiasi momento, annuncia come di dovere Elly Schlein. "I risultati del referendum hanno mostrato che esiste una maggioranza alternativa – dice la segretaria dem –, ma è una maggioranza che non è ancora politica. Il nostro obiettivo è lavorare affinché lo diventi per battere Meloni alle prossime elezioni". E per farlo si fa sempre più strada la soluzione delle primarie, lanciate dall’ex premier 5 Stelle Giuseppe Conte e recepite di nuovo ieri dalla leader del Nazareno che ci ha costruito sopra la propria fortuna.

Primarie accolte ieri con cautela anche dall’ex ministro dem della cultura Dario Franceschini che, prospettando ipotesi di desistenza coi 5 Stelle, è stato il primo suggeritore della riforma elettorale con premio di maggioranza perseguita dal centrodestra, ma gradita anche al Nazareno. E che ieri ha escluso a mezzo stampa l’ipotesi di una candidatura per la premiership esterna ai partiti. Salvo poi pranzare, insieme ad alcuni esponenti dem locali, con la sindaca di Genova Silvia Salis, da lui stesso indicata come una delle "protagoniste" del centrosinistra prossimo venturo. Ma che ribadisce via radio la propria avversione nei riguardi delle primarie considerate "divisive" e rimane alla finestra a osservare l’accelerazione degli eventi.

Ieri la segretaria del Pd ha convocato i giornalisti alla Stampa estera per un rendez-vous sul risultato referendario e le ripercussioni politiche; secondo tempo dopo la conferenza stampa improvvisata per rispondere in tempo reale a Giuseppe Conte, che nel giorno della vittoria referendaria aveva lanciato nel piatto del centrosinistra l’osso delle primarie intorno a cui tutti si sono immediatamente accapigliati tutti, nonostante non ci siano ancora né una coalizione né un programma comune – specie sul tema delicato della politica estera –, come continuano a far presente le vane voci critiche.

Il fatto è che il risultato referendario è stato un terremoto anche per il centrosinistra che ci sperava, ma non se ne aspettava la misura. Schlein stessa si rende del fatto che "parla" all’opposizione non meno di quanto rimprovera la maggioranza.

Dopodiché la politica ha le sue regole e le sue liturgie. E il popolo del No e la partecipazione giovanile passano prontamente in secondo piano quando si comincia a porsi la questione di chi comanda: la premiership. Persino giustamente, a meno che qualcuno non comandi in forza della rappresentanza di quelle istanze giovanili in realtà minoritarie in termini di numeri e perciò solo blandite. Schlein a modo suo ci prova, e sinceramente, nella propria cultura più movimentista che di partito. E il voto referendario registra "una maggioranza alternativa, che non è ancora una maggioranza politica" da trasformare il forza per battere la destra.

Ma la verità è che il centrosinistra riunito nella photo opportunity del referendum covava rancori sin nel giorno della vittoria, oltre al fatto che mancavano comunque le componenti moderati indispensabili per tentare la vittoria. D’altronde, come osservava qualche funzionario dem, la piazza di giovani che ha votato No non si riconosce minimamente nei partiti del centrosinistra. Questo è il vero cruccio di Schlein da un lato e la speranza di Conte dall’altro. Perché il leader 5 Stelle pensa di poter contare alle primarie su quell’elettorato soprattutto meridionale, mentre la segretaria dem pensa di recuperare alla lunga col proprio inesorabile "passo diesel". Salvo che primarie così contrastate tra i leader di partiti differenti possono risultare davvero laceranti e controproducenti. Perciò qualcuno auspica ancora un accordo salvifico. E forse obbligato.

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