Campo largo, Cuperlo (Pd): non solo le primarie. “Il partito più votato guidi la coalizione”

La leader dem Elly Schlein, 40 anni, col deputato del Pd Gianni Cuperlo, classe 1961

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Roma, 3 aprile 2026 – Onorevole Gianni Cuperlo (Pd), dopo l’esito referendario non sarebbe stato doveroso istituzionalizzare la crisi proponendo una mozione di sfiducia?

“Elly Schlein aveva dichiarato in tempi non sospetti che in caso di vittoria del No non avremmo chiesto le dimissioni della premier. Dica Giorgia Meloni se è ancora in grado di governare, noi siamo pronti in qualunque momento ad andare al voto presentando una coalizione unita e un programma convincente, tanto più dopo un risultato clamoroso che ha sconfessato anche l’ultima delle riforme annunciate da questa destra”.

Proprio in virtù di quel voto popolare rivendicato in nome della Costituzione, non si sarebbe dovuto avocare la crisi politica alla sede parlamentare?

“Ma non c’è nessun automatismo. C’è stato un referendum che ha bocciato una pessima riforma col voto di 15 milioni di italiani. Se la premier ritiene che la stagione debba concludersi a scadenza naturale, noi giudicheremo nel merito, a partire da quel che ha maggiore impatto sulle tasche e le vite della cittadinanza, e ci misureremo nelle urne convinti che un’alternativa seria possa conquistare una maggioranza degli italiani”.

Noi chi? Con quale coalizione?

“Il perimetro della coalizione esiste nei fatti. A cominciare dalle alleanze alle ultime regionali che vanno dal Pd, ai 5 Stelle a Avs, insieme a +Europa e in molti casi Italia viva. Detto ciò, credo che occorra scuotere la pianta e coinvolgere pezzi di società che non necessariamente si riconoscono nei partiti. E il referendum in questo senso è stato uno spartiacque, ma anche un monito per il segnale che ha dato. A vincere è stato anche un civismo diffuso, una partecipazione giovanile imprevista e l’onda che si è levata dal Mezzogiorno. Risorse, energie che adesso vanno coinvolte non solo sul programma, ma su un’idea di Paese da mettere in campo rispetto a una destra che ha un impianto solido, come dimostrano l’impianto ideologico che sorregge il trumpismo”.

Vincere però è difficile per tutti con l’attuale legge, che suscita anche vagheggiamenti di larghe intese. Schlein stessa non dovrebbe prediligere una vittoria sicura?

“Stiamo al merito. Questa legge la stabilità l’ha garantita, visto che il governo dura da quasi 4 anni”.

Ma per errori del centrosinistra...

“La verità è che loro avevano in mente di dare una spallata attraverso il referendum, per poi farsi una legge elettorale su misura e puntare al premierato. Sapevano e sanno che con la legge attuale l’unità delle opposizioni è in grado di determinare un risultato ben diverso rispetto al 2022”.

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Niente riforma quindi?

“Per noi non è una priorità rispetto ai carrelli della spesa vuoti. E men che mai se contiene elementi irricevibili come le dimensioni spropositate del premio di maggioranza e senza togliere dal tavolo la pessima riforma del premierato”.

Quindi le primarie non sarebbero più indispensabili a norma di legge, ma solo per scelta politica...

“Le primarie possono determinare una partecipazione formidabile, e nel passato è stato così. Dopodiché sono affezionato allo schema invalso in quasi tutte le democrazie dove la guida della coalizione spetta al partito che ottiene più voti. In alternativa abbiamo la possibilità di usare uno strumento come le primarie, su questo ci confronteremo al momento giusto con una base condivisa di valori”.

Intanto però Conte precorre i tempi e provoca con vantaggio gli strali della destra, come sul caso Zampolli. Schlein ce la farà a rimontare?

“Conte è il leader di un movimento di cui conosciamo origine e evoluzione che si è ancorato saldamente al campo del centrosinista. Questo è positivo e importante. Dopodiché siamo partiti diversi e la competizione è anche legittima. Ci sono tutte le condizioni per affrontare il tema della leadership della coalizione sia attraverso i gazebo che con altri strumenti e intese che discuteremo”.

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