Urso: l’opposizione collabori. “Speravamo ci fosse senso di responsabilità. Come facemmo noi con l’invasione russa” |
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Roma, 15 marzo 2026 – Alla fine solo Carlo Calenda ha accolto l’invito della premier a sedersi al tavolo dell’emergenza geopolitica e energetica della Guerra del Golfo. Ve lo aspettavate?
"Credo che nei più abbia prevalso l’interesse elettorale, forse anche il timore di demotivare il fronte referendario che si alimenta dallo scontro. Dispiace, ma non sorprende – esordisce il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso –. Peraltro, che il clima fosse questo lo si era compreso anche dal livello degli insulti con cui alcuni esponenti delle opposizioni hanno accolto gli interventi del governo sul conflitto e sui rischi per il nostro Paese".
L’opposizione, però, fa l’opposizione. O ci sono momenti di unità nazionale che dovrebbero far premio sugli interessi di partito?
"Sì, speravamo che avessero lo stesso senso di responsabilità che noi manifestammo quando si verificò la caduta di Kabul e poi l’invasione russa in Ucraina, tanto più che in questa occasione i nostri militari sono in prima linea, a Erbil come in Libano, oltre a ventimila cittadini italiani in condizioni di emergenza".
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Lei era allora il presidente del Copasir: approvaste anche l’invio di armi?
"Sì, non abbiamo avuto alcun dubbio. Quando il Paese deve fronteggiare un rischio così alto, quando è minacciato dalla guerra, occorre manifestare la massima coesione e la massima responsabilità. Allora noi garantimmo, pur essendo all’opposizione, una risposta corale, anche quando altri tentennavano, ben sapendo quanto ciò sia importante per la tenuta del Paese. Per quanto ci riguarda garantimmo che il Copasir agisse con tempestività, efficienza e coesione e che in Parlamento si manifestasse la massima unità. Anche a Ferragosto".
Durante la caduta di Kabul?
"Sì. Doveroso, mentre i nostri erano ancora a Kabul, assediati. Le svelo un particolare: in quei giorni fui costretto a un’operazione urgente alle corde vocali. Poche ore dopo lasciai l’ospedale per presiedere all’audizione del ministro della Difesa di allora, l’attuale presidente del Copasir Guerini, seduta nella quale potevo comunicare solo per iscritto. Quando Draghi pochi giorni dopo mi chiamò per comunicarmi in anticipo, come prescritto, le nuove nomine dei vicedirettori dei servizi non ero ancora in condizione di parlare, si immagini il duetto".
Poi arrivò la guerra in Ucraina.
"Sì, e io andai a Kiev su mandato di Giorgia, durante la campagna elettorale, quando i sondaggi profilavano la nostra possibile vittoria. Ricordo benissimo quel viaggio in treno, a luci spente, a tutta velocità nella notte. Garantii a Zelensky che il nostro governo avrebbe mantenuto gli impegni assunti dall’Italia. E poi lo stesso feci a Varsavia, che era in prima linea, e quindi a Washington. E così è stato. Anche per questo Giorgia è un leader rispettato e ascoltato da tutti".
Con l’attacco russo arrivò anche l’emergenza bollette e carburanti con i prezzi alle stelle: Mario Draghi varò più di un provvedimento per tagliare i costi. Perché non si interviene di nuovo ora?
"Quel taglio giunse quando la benzina sfondò il tetto dei 2,25 euro/litro: oggi è a 1,83 euro/litro, il gasolio poco sopra i 2, con un incremento in percentuale nettamente inferiore a quanto si registra in Germania, Francia e Spagna. Nessuno di questi Paesi ha deciso di tagliare le accise. Molti Paesi europei stanno invece copiando in fretta il sistema di monitoraggio, preventivo e dissuasivo, che noi abbiamo introdotto nel gennaio 2023 e che ci ha consentito di portare l’inflazione ben sotto la media europea, facendo recuperare alle nostre famiglie buona parte del potere d’acquisto falcidiato nella precedente legislatura".
Non seguirete, dunque, quella strada?
"Quel taglio delle accise costò allo Stato, ai cittadini, circa un miliardo al mese e non raggiunse l’obiettivo: l’inflazione, infatti, continuò a crescere e peraltro, come certificò l’Ufficio di Bilancio della Camera, i benefici andarono in gran parte ai ceti più abbienti. Quando arrivammo al governo in ottobre, nonostante il taglio delle accise, l’inflazione era giunta al 12,6% (dato Eurostat); ora siamo a un livello dieci volte inferiore: 1,1% nel 2024, 1,6% nel 2025".
Che cosa farete allora?
"Interventi compensativi mirati e quindi più efficaci a favore delle famiglie meno abbienti, dell’autotrasporto e delle imprese".
"Mi auguro già al prossimo Consiglio dei ministri".
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