Oleodotti e rotte lunghe: le alternative a Hormuz. Ma nessuna pipeline sostituirà il mare /

Il petrolio ha toccato i 126 dollari, mai così alto da 4 anni (Epa)

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Roma, 30 aprile 2026 – La prima verità economica è che i colli di bottiglia non si sostituiscono davvero. Si aggirano, si compensano, si assicurano, si finanziano a costi più alti. Ma quando un passaggio come Hormuz, Suez, Bab el-Mandeb, Malacca o Panama si inceppa, la globalizzazione perde la sua promessa fondamentale: consegnare merci, energia e materie prime nel tempo previsto e al prezzo previsto. Le alternative esistono, ma quasi mai hanno la stessa capacità, la stessa rapidità e la stessa efficienza. Per questo il tema non è più soltanto militare o geopolitico: è diventato una variabile macroeconomica, con effetti su inflazione, margini industriali, bollette, carburanti e crescita. Il caso decisivo è lo Stretto di Hormuz. Da lì passa il cuore energetico del Golfo: nel 2025 quasi 20 milioni di barili al giorno di greggio e prodotti petroliferi, circa un quarto del commercio marittimo mondiale di petrolio. Le vie alternative, secondo l’Agenzia internazionale dell’energia, possono spostare solo una parte del flusso: tra 3,5 e 5,5 milioni di barili al giorno di capacità disponibile. Tradotto: anche usando al massimo gli oleodotti, resta scoperta una quota enorme delle esportazioni di Arabia Saudita, Emirati, Kuwait, Iraq, Qatar, Bahrain e Iran. Hormuz, dunque, non ha un vero doppione terrestre. Ha solo valvole di........

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