Molti missili, molte incognite. Schieramento imponente, l’operazione durerà giorni |
Esplosioni a Tehran dopo l'attacco Usa-Israele (Ansa)
Roma, 28 febbraio 2026 – Era nell’aria da giorni con finalità e obiettivi diversi dal raid di giugno che nei piani degli Stati Uniti è stato solo un primo passo di un piano più ampio per spezzare l’Iran a meno di una svolta dei recenti incontri negoziali. Che non c’è stata e infatti la tempesta di fuoco ha preso il via in tandem con Israele. Nell’attacco dell’anno scorso i target erano soprattutto quelli dei siti nucleari, ma stavolta davanti alle bocche da fuoco americane e israeliane c’è molto altro.
Secondo fonti israeliane, la "fase iniziale" dell'attacco congiunto dovrebbe durare almeno quattro giorni nella sua fase più intensiva. Ma ciò dipende anche dalla capacità di reazione dei Pasdaran iraniani. Fra gli obiettivi figurerebbero, affermano i media di Gerusalemme, anche strutture della presidenza e del consiglio supremo, siti militari e missilistici (lo ha affermato chiaramente il presidente Trump), centri radar e anche centri della marina militare. E’ evidente che si cerca di piegare la capacità degli armamenti dell’esercito degli Ayatollah. Il governo della Rivoluzione intanto, presagendo l’attacco, aveva già messo al sicuro il capo supremo, Ali Khamenei, trasferendolo in un bunker sotterraneo ultrasegreto, profondo 90 metri e super blindato e protetto da 60 uomini armati. Idem per il presidente Masoud Pezeshkian.
E’ comunque abbastanza evidente che l’intento è quello di rovesciare il regime iraniano che governa da 40 anni considerato una minaccia, come ha affermato il presidente Donald Trump sia per gli Stati Uniti che per Israele. L’attacco molto esteso e preparato in segreto da mesi secondo il Pentagono dovrebbe durare almeno qualche giorno con un gran numero di eliminazioni mirate. Sono stati colpiti i primi 30 obiettivi tra cui la residenza del presidente iraniano e un quartier generale dell’intelligence, ma altre decine di target sono nella lista.
L’Iran stavolta reagirà pesantemente secondo le dichiarazioni governative ma gli assetti americani nell’area del Golfo si sono preparati alla difesa da diverse settimane. Ora c’è attesa per vedere se anche Hezbollah dal Libano, pur indebolito nei mesi scorsi dai raid israeliani, entrerà nello scontro.
“Si tratta di un attacco molto esteso – afferma il generale Giorgio Battisti, analista e già capo delle forze Nato in Afghanistan - e ritengo che a giudicare dallo spiegamento di armamenti americani questa campagna durerà parecchi giorni. Gli Stati Uniti hanno schierato nell’area 500 aerei da combattimento, 100 velivoli per rifornimento in volo, ricognizione, attività cyber. Altri 200 aerei cargo nei mesi nei mesi scorsi hanno fatto la spola tra gli Usa e l’area del Golfo trasferendo munizioni, logistica, rifornimenti in enorme quantità. Un segnale preciso, visto alla luce di ciò che sta succedendo, di un’attività molto estesa e destinata a durare finché necessario. L’attacco evidentemente è stato pianificato con largo anticipo. E inoltre non dimentichiamo che uno dei principi dell’arte della guerra è l’inganno. I segnali dei mediatori americani dopo i colloqui recenti con l’Iran e l’annuncio che il vice presidente Vance a giorni di recherà in Israele non avrebbero fatto pensare ad un attacco di sabato”.
Ovviamente la pressione bellica americana è attuata anche per costringere Teheran, che intanto ha già fatto scattare la propria reazione con una pioggia di missili su Israele, ad abbandonare il programma nucleare. Missili sono stati lanciati su Teheran e non solo nei siti militari. Le prossime ore sono fondamentali per comprendere se l’Iran decide di affrontare una guerra devastante o sedersi a un tavolo alzando bandiera bianca. Molti missili, molte incognite.
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