Duemila marine in rotta verso l’Iran, l’ipotesi sbarco a Kharg e l’ombra di un nuovo Vietnam

La nave d'assalto americana USS Tripoli (Afp)

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Roma, 19 marzo 2026 – Nulla è mai come sembra quando Donald Trump fa un annuncio. “Non invierò soldati Usa in Iran”, ha dichiarato oggi il presidente dopo aver ventilato l’opposto. Intanto è sicuro che 2.200 marine specializzati in operazioni d’assalto anfibie sono in viaggio dal Giappone, dove sono normalmente dislocati, verso l’Iran per una ipotetica operazione di sbarco forse nell’isola di Kharg, principale hub petrolifero iraniano. Si tratterebbe di una missione tecnicamente (e politicamente) molto rischiosa di cui per adesso non si conoscono i contorni. Si sa solo che il presidente americano non la esclude (malgrado le dichiarazioni in senso contrario) mentre sta tentando di ingaggiare alcuni Paesi, Italia compresa, per garantire il passaggio delle navi dallo Stretto di Hormuz.

L’ipotesi sbarco e il rischio di un nuovo Vietnam

Certamente la minaccia di uno sbarco è anche una forma di pressione che però non pare spaventare granché l’orgoglio iraniano. In ogni caso non si tratterebbe di una invasione vera e propria dell’Iran ma di una operazione a più sfaccettature su target specifici che comunque presenta una molteplicità di rischi. L’Isola di Kharg non è la Normandia con le sue spiagge ma gode di difese naturali con scogliere diffuse che facilitano reazioni difensive. Poi se anche i 2.220 marines approdassero con successo, il dopo-sbarco rischierebbe di essere ancora più complicato. Al fine di consolidare il terreno conquistato e consolidare la presenza servono altre migliaia di uomini e decine di mezzi per assicurare la logistica, rifornimenti, la manutenzione, l’assistenza, l’allestimento di basi e il cibo a chi è impegnato nella missione. Dunque un ipotetico raid di truppe in Iran non si presenta come un colpo di mano da arditi ma qualcosa che assomiglia ad una presa di terreno azzardata. L’America è pronta a rivivere un film come quello del Vietnam, dell’Iraq, dell’Afghanistan? Più no che sì.

 Uss Tripoli verso il Medio Oriente con uno squadrone di F35

L’unità di spedizione dei 2.200 marine a bordo della Uss Tripoli e navi anfibie della Marina Usa ha ricevuto l'ordine di dirigersi verso il Medio Oriente e da un paio di giorni è in mare aperto. La 31Ma Unità di Spedizione è permanentemente dislocata in Giappone e opera nella regione del Comando dell'Indo-Pacifico (Indo-Pacom). Il suo dispiegamento, ha precisato il network Usa Cbs, non implica necessariamente che l'unità debba essere impiegata come forza terrestre in Iran, ma mette a disposizione risorse terrestri, anfibie e aeree che "i comandanti militari potranno utilizzare in caso di necessità”, avvalendosi anche di uno squadrone di caccia F-35B e di un altro di velivoli a rotore basculante MV-22 Osprey e di elicotteri Mv212.

Destinazione Kharg? I possibili target della missione

Gli analisti militari propendono per il fatto che l’isola di Kharg essendo un target strategico che è stato finora risparmiato dai bombardamenti, possa essere preso di mira dal gruppo d'attacco. Per ora regna l’incertezza. Tale operazione terrestre avrebbe verosimilmente luogo solo tra diverse settimane, una volta che l'intensità e la portata degli attacchi aerei contro l'Iran saranno diminuite, man mano che l'elenco degli obiettivi prioritari sarà esaurito.

Il Wall Street Journal ipotizza anche che l’unità assalto in arrivo dal Giappone possa in alternativa servire per occupare altre piccole isole nell’area da utilizzare poi come testa di ponte logistica per ulteriori operazioni contro Teheran. 

Tra le ipotesi allo studio c'è la presa di isole all'ingresso dello stretto di Hormuz, come Qeshm, che ospita basi navali e sistemi missilistici in tunnel sotterranei, oppure Kish e Hormuz, utilizzate da Teheran per attività militari e logistiche.

Controllare queste posizioni consentirebbe alle forze statunitensi di intercettare imbarcazioni veloci e contrastare attacchi contro le rotte commerciali per liberare così il passaggio nell’imbuto che sta bloccando le forniture di petrolio a mezzo mondo. Le operazioni potrebbero avvenire con sbarchi anfibi direttamente dalla Uss Tripoli o tramite incursioni aeree con elicotteri e jet F-35B. Non è da escludere – secondo Reuters – che tra gli obiettivi Usa ci sia il controllo di impianti di lavorazione nucleare dislocati su altri isolotti minori o sulle fasce costiere. 

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