Caro benzina, le contromisure del governo. Lotta alle speculazioni, la Finanza per i controlli /

Adolfo Urso, ministro dello Sviluppo economico e del Made in Italy Qui sopra, un cartellone con i rincari dei prezzi alla pompa di benzina

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Roma, 10 marzo 2026 – Un taglio dai 5 ai 10 centesimi per ogni litro di benzina o gasolio. Di più, almeno per il momento, sarà difficile fare. Al ministero dell’Economia si sta ancora lavorando sulle coperture necessarie per varare (forse già oggi, forse più in là) il decreto che, di fatto, “sterilizza” l’extra-gettito dell’Iva dovuta all’impennata dei carburanti. Un balzo all’insù di 35 centesimi che l’esecutivo giudica “immotivato”, anche perché la super o il diesel che arrivano oggi alle pompe sono stati acquistati mesi fa, prima che scoppiasse la guerra in Iran e il conseguente rialzo record del greggio.

La parola che circola di più in queste ore negli ambienti del governo è: speculazione. L’ultimo a ribadirla è stato il ministro per la Coesione e il Pnrr, Tommaso Foti. Mentre, da Bruxelles, il ministro Giorgetti lancia l’allarme su un possibile aumento dei tassi di interesse dovuto ai rischi di una fiammata inflazionistica: “Sarebbe grave pensare che la soluzione possa passare per una stretta monetaria”. Ieri, intanto, il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, ha riunito d’urgenza la Commissione di allerta sui prezzi, una task force composta anche da rappresentanti del Mef e del ministero dell’Agricoltura, dal Dis della Presidenza del Consiglio, dalle autorità che vigilano sul mercato e sull’energia (Agcm e Arera) oltre, naturalmente, a Mister Prezzi.

L’idea è di attivare anche la Guardia di Finanza per contrastare eventuali manovre speculative. Nel frattempo, già oggi, sul tavolo del Consiglio dei ministri potrebbe essere presentato il decreto anti-rincari, un provvedimento che renderà di nuovo operativo il meccanismo delle cosiddette “accise mobili” previsto nel 2023. Il funzionamento è semplice e fa leva sull’Iva del 22% che pesa sui carburanti. La norma oggi prevede che gli sconti possano partire se il prezzo del petrolio supera per due mesi, in media, quello che il governo aveva previsto.

Nei documenti contabili diffusi dall’esecutivo la previsione per il 2026 era di 66,1 dollari al barile, una soglia che già da fine gennaio è stata superata, seppur di poco, in modo abbastanza stabile. Più il prezzo alla pompa aumenta, più lo Stato incassa con l’imposta sui consumi. Se si va oltre una certa soglia, si può decidere di usare una parte di quei guadagni (il 22%, quindi 2,2 centesimi ogni dieci centesimi di aumento) per ridurre il costo del pieno per gli automobilisti. Ora, dopo la guerra in Iran, il petrolio viaggia sui 100 dollari al barile, con previsioni fino a 130 dollari.

Unimpresa stima che, con aumenti fino a 50 centesimi al litro su gasolio, gli extraprofitti potrebbero toccare i 7 miliardi. Il Codacons avverte di rincari fino a 12,3 euro per ogni pieno, mentre Facile.it vede aumenti da 540 euro a famiglia tra bollette e carburanti. Secondo le prime stime, con i prezzi attuali, il ritorno delle accise mobili potrebbe portare un vantaggio fra i 5 e i 7 euro. Ma lo sconto potrebbe salire fino a 10 centesimi, utilizzando la leva fiscale per colpire gli extraprofitti delle compagnie petrolifere.

Ieri, le “accise mobili” sono tornate sotto forma di emendamenti al decreto bollette sia a firma della Lega sia del Pd. E il dem Francesco Boccia ha chiesto al governo di intervenire subito per ridurre i prezzi dei carburanti, chiedendo misure per oltre 10 miliardi. Sul piede di guerra anche le associazioni dei consumatori, che chiedono il taglio delle accise (le imposte che pesano per l’80% sul prezzo finale della benzina) di almeno 10 centesimi al litro.

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