Referendum, Bertolini per il Sì: “Avremo una giustizia finalmente libera”

Isabella Bertolini, 62 anni, ex deputata di FI e Pdl, oggi Lega, è consigliera laica del Csm

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Roma, 11 marzo 2026 – “È un’occasione che aspettavamo da 37 anni”. Un momento fondamentale nella storia della magistratura secondo Isabella Bertolini, consigliera laica del Consiglio Superiore della Magistratura e segretaria nazionale del comitato Sìriforma. Il riferimento è ovviamente al referendum del 22 e 23 marzo.

Bertolini, ma sul serio la separazione delle carriere cambierebbe concretamente la vita di un cittadino che si trovi ad entrare in tribunale?

“Finalmente avremmo il completamento della riforma iniziata nel 1989 col Codice Vassalli. Fu il ministro a dire che senza la separazione delle carriere il sistema accusatorio non sarebbe stato completo. Lo scopo è avere accusa e difesa sullo stesso piano, e un giudice che analizzi le prove e giudichi in maniera autonoma. Questa riforma di sistema la aspettiamo da 37 anni. In mezzo ci sono stati 2 referendum e la bicamerale di D’Alema: ora è il momento di chiudere il cerchio”.

Ma questa riforma non rischia di indebolire l’indipendenza dei magistrati?

“Nessun indebolimento. L’articolo 104 della Costituzione dà un rilievo di indipendenza alla magistratura e poi c’è la garanzia massima del Presidente della Repubblica che è anche il presidente del Csm”.

Non c’era un altro modo rispetto al sorteggio, per interrompere il potere delle associazioni interne alle toghe?

“No, solo così la magistratura sarà libera dalle correnti, rendendo il sistema più trasparente. Le faccio un esempio: alle precedenti elezioni, c’erano 4 posti per magistrati, e sono stati eletti 4 magistrati ognuno in rappresentanza di una diversa corrente. Secondo lei così c’è una scelta libera? Secondo me, no. Ovviamente, i sorteggi avrebbero dei criteri che stabilirebbe il Parlamento con le norme di attuazione. Ad esempio, non potrebbero partecipare al sorteggio i magistrati di prima nomina”.

Come vi state muovendo per spiegare le vostre ragioni ai cittadini?

“Abbiamo 300 comitati territoriali e più di 7mila iscritti, stiamo spiegando i contenuti della riforma, senza insultare nessuno e senza inseguire slogan. Stiamo avendo ottimi riscontri: vediamo gente che vuole informarsi, capire, e abbiamo anche dei magistrati con noi, il che dà maggiore peso alle iniziative”.

Diciamola tutta: l’esito di questo referendum sarà anche un voto indiretto all’operato del governo.

“No, ci sono molte persone che voteranno Sì o No indipendentemente dalla propria idea politica. Le scelte sono trasversali”.

Eppure, a sentire le opposizioni, questa riforma non affronta il vero problema e cioè la lentezza dei processi. Entro giugno 2026 occorre ridurre del 25% i tempi dei procedimenti penali, come indicato dalle scadenze post Pnrr.

“Il Csm amministra la vita dei magistrati, le assenze, le malattie, i pensionamenti, la carriera, per cui la riforma riguarda la magistratura, non la giustizia. Lo scopo è rendere più moderno un sistema, disciplinarlo: un’occasione che aspettavamo da troppo tempo”.

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