Maurizio Lupi: “Guerra in Iran, l’opposizione lavori col governo. Sanchez? Fa solo della demagogia

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Roma – «Io chiederei a Conte con chi dovremmo allearci? Qual è l’alternativa? Con la Cina? La Russia?». Non le manda a dire Maurizio Lupi, presidente di Noi moderati, dopo le recenti polemiche delle opposizioni, critiche nei confronti di un governo considerato troppo vicino alla politica trumpiana.

D’accordo, non ci sono alternative, però stride pensare che siamo degli interlocutori privilegiati, e poi il ministro della Difesa, Crosetto, si trova nei teatri di guerra e ammette che l’Italia non è stata avvertita dell’attacco.

«Abbiamo detto la scorsa settimana, e lo ribadirà la premier Meloni in Parlamento mercoledì, che non siamo in guerra e non vogliamo entrarci, e che la nostra priorità è portare a casa i nostri connazionali, dopo i 20mila già rientrati. Ma bisogna essere seri e realisti: non possiamo certo abdicare a un ruolo da protagonisti nel Mediterraneo, e per essere influenti occorre dialogare con gli Stati Uniti. L’Italia lavora insieme all’Europa per la de-escalation e per una soluzione diplomatica, rafforzando il ruolo e la coesione dell’Unione Europea in politica estera».

Però il premier spagnolo, Sanchez, ha usato altre parole, e di lui Trump mai direbbe, come ha fatto parlando della Meloni, «che cerca sempre di aiutare».

«Sanchez fa della demagogia come ha detto anche Renzi, è a capo di un governo debole, a pochi mesi dalle elezioni, incapace persino di far approvare il bilancio. Quindi dice un ‘No’ preventivo e inutile, perché alla fine la Spagna come l’Italia fa parte della Nato, e dunque farà esattamente ciò che verrà deciso».

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La Meloni però quel ‘No’ non l’ha mai pronunciato.

«E perché avrebbe dovuto? Il governo ha comunque detto che non è arrivata alcuna richiesta ufficiale, e le basi vengono usate esclusivamente per motivi tecnici, per rifornimenti e addestramenti, non per far decollare aerei che vanno a bombardare».

Ma non c’è il pericolo che il nostro Paese, proprio ora che si discute per una difesa comune, rispetto a Francia, Spagna e Germania, ad esempio, resti isolata a causa di una politica un po’ troppo filo-trumpiana?

«L’Italia si muove da 70 anni in uno scenario politico euro-atlantico, non ci sono alternative e la stessa Europa non ha alcun peso nel futuro conflitto Stati Uniti-Cina, se ragiona con 12 diverse teste. Occorre sempre il dialogo perché a tutti fa paura un allargamento degli scenari di guerra».

Il clima però resta teso in Italia: ancor prima di dialogare con gli altri Paesi, mostriamo una visione tutt’altro che coesa.

«Sono trent’anni che faccio politica in Parlamento, e non ho mai visto così tante divisioni in materia di politica estera. Non capisco perché strumentalizzare ogni frase, ogni decisione, piuttosto che lavorare insieme in un momento così delicato. Di fronte a una situazione così grave è surreale, dovremmo piuttosto cercare unità nell’interesse nazionale. Evitiamo polemiche strumentali sulle basi americane in Italia, regolate da accordi consolidati da decenni».

Non capisco perché strumentalizzare ogni frase, ogni decisione, piuttosto che lavorare insieme in un momento così delicato

Ecco, le basi. Visto che l’accordo bilaterale italo-americano del 1954 è in gran parte segreto, non è giunto il momento, secondo lei, di desecretarlo?

«Gli accordi sono molto chiari, a livello internazionale non credo serva desecretarli, è evidente cosa si può e cosa non si può fare, il resto è un tema di sicurezza internazionale. Ma proprio riguardo a questo, mi chiedo: Cosa ha fatto l’Onu in questi 50 anni, per limitare l’Iran, che ha continuato ad attaccare l’Occidente, finanziando Hamas, Hezbollah, i terroristi Houthi, senza mai rispettare il diritto internazionale? A me non piace il linguaggio da cowboy di Trump, ma mi si dica: con chi altri dovremmo allearci?».

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