Il gelo tra Giuli e Buttafuoco incendia la Biennale: il ministro diserta la cerimonia ufficiale a Venezia |
Il ministro Alessandro Giuli con il presidente della Biennale di Venezia Pietrangelo Buttafuoco
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Venezia – Non c’è pace per la 61ª Esposizione Internazionale d’Arte, la Biennale di Venezia. Mentre la Laguna si prepara alla cerimonia corale nella mattinata di giovedì 19 marzo per l’inaugurazione dei nuovi ingressi e della riqualificazione dei Giardini – un momento simbolico di condivisione tra maestranze, curatori e città, realizzato grazie ai fondi del Pnrr – una densa colonna di fumo nero si è alzata mercoledì mattina, squarciando il clima già teso che avvolge l’istituzione. Un incendio, divampato intorno alle 10, ha interessato la copertura del Padiglione della Serbia. Secondo i rilievi dei Vigili del Fuoco, le fiamme sono scaturite accidentalmente durante lavori alla guaina del tetto. L’intervento delle motopompe lagunari ha evitato il peggio: i danni sono rimasti circoscritti alla parte esterna, senza compromettere le opere. Ma se l’incendio fisico è stato domato, quello geopolitico potrebbe oscurare il taglio del nastro.
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Gli occhi sono puntati sulla non partecipazione del ministro della Cultura, Alessandro Giuli: nella serata di mercoledì è arrivata la conferma che lui non ci sarà e al suo posto andrà il vice capo di gabinetto, Valerio Sarcone. Il braccio di ferro del ministro con il presidente della Biennale, Pietrangelo Buttafuoco, non è solo gestionale, ma ideologico. Nel chiedere (invano) le dimissioni della consigliera Tamara Gregoretti, rea di non aver allineato la Fondazione alla strategia diplomatica del governo sulla Russia, il ministro aveva espresso una posizione netta, ricordando che “l’arte di un’autocrazia è libera solo quando l’artista è dissidente rispetto a quel sistema”.
Una visione che si scontra con la “neutralità” difesa da Venezia, che ha inviato al ministero un dossier tecnico a conferma che ogni contatto con Mosca è avvenuto nel rigoroso rispetto delle sanzioni internazionali. La posta in gioco è anche economica. Bruxelles segue con attenzione la vicenda: dopo la lettera sottoscritta il 10 marzo da 22 ministri europei contro la presenza russa, la Commissione Ue ha minacciato la sospensione di un finanziamento da 2 milioni di euro, ipotizzando una violazione dei parametri etici. In questo scontro frontale, l’ex governatore del Veneto, ora presidente del Consiglio regionale, Luca Zaia, ha blindato l’autonomia della kermesse: “La Biennale è un’oasi di libertà, un punto di incontro tra culture e popoli – ha dichiarato – e difenderne l’indipendenza significa difendere Venezia e la sua vocazione millenaria al dialogo”.
La Biennale è un’oasi di libertà, un punto di incontro tra culture e popoli
Mentre si avvicina l’apertura ufficiale della Biennale, in programma per sabato 9 maggio, una nuova nube carica di tensione si addensa sulla città. Infatti, il gruppo di attivisti Art Not Genocide Alliance (Anga) ha diffuso una lettera aperta, firmata da 178 artisti, curatori e operatori culturali, con la quale chiede l’esclusione di Israele. Tra il fumo acre di ieri e l’incognita ministeriale odierna, la Biennale si ritrova stretta in una morsa: tra la fredda diplomazia e la libertà del gesto creativo, il confine non è mai stato così sottile. E mai così pericolosamente infuocato.
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