Partecipate sotto la lente. Il governo e i nuovi equilibri. L’ira del Pd: criteri opachi

Articolo: Rivoluzione a Leonardo, il nuovo ad è Lorenzo Mariani. Claudio Descalzi e Flavio Cattaneo confermati alla guida di Eni e Enel: le nomine del governo

Articolo: Nomine delle partecipate, i nuovi cda di Enel, Enav, Eni e Leonardo. L’elenco

Roma, 11 aprile 2026 – Veti incrociati, bilanciamenti chirurgici e l’ultima parola, inappellabile, di Giorgia Meloni. Il risiko delle nomine per le principali partecipate di Stato (Enel, Enav, Eni e Leonardo) si è consumato esclusivamente nel perimetro della maggioranza, con un obiettivo chiaro: rendere i vertici industriali il più possibile organici e allineati all’esecutivo. L’opposizione denuncia con il responsabile Economia del Pd, Antonio Misiani, “opacità totale e logica lottizzatoria”, ma si tratta di una prassi senza tempo. Dietro la formale regia del Mef, infatti, al tavolo non sedevano solo i leader, ma i capicorrente pronti a posizionare i propri uomini di fiducia.

Il dossier più rovente è stato senza dubbio Leonardo, teatro di un derby interno a Fratelli d’Italia tra il ministro della Difesa, Guido Crosetto, e il sottosegretario alla presidenza Giovanbattista Fazzolari. L’ha spuntata il ministro: il nuovo amministratore delegato sarà Lorenzo Mariani (già indicato da Crosetto per questo incarico tre anni fa), attuale capo di Mbda e tecnico cresciuto in azienda, preferito ad Alessandro Ercolani. La sua competenza è indiscussa e gode di stima anche nel Pd. Sostituisce Roberto Cingolani; un cambio della guardia per il quale Crosetto, parlando con gli intimi, si confessa dispiaciuto, quasi a smarcarsi. L’addio dell’ex ad sconta in effetti una combinazione di fattori: qualche nomina considerata “avventata”, dissapori con Fazzolari e lo scontro con Washington sullo scudo aerospaziale, il Michelangelo Dome. La presidenza va invece a Francesco Macrì, che subentra a Stefano Pontecorvo: scelta che porta il marchio dell’asse Crosetto-Lollobrigida. Da notare, peraltro, che in Borsa Leonardo cede il 5,27%, complice anche l’attuale momento “no” del comparto Difesa.

Curioso il destino di Giuseppina Di Foggia: il passaggio da Terna alla presidenza dell’Eni appare una promozione voluta dalla premier, ma dietro le quinte si mormora il classico promoveatur ut amoveatur. A Palazzo Chigi non sarebbero rimasti pienamente soddisfatti della sua resa operativa; la poltrona più alta di Eni garantisce visibilità ma un potere limitato. Le redini del gigante energetico restano infatti saldamente a Claudio Descalzi, giunto al quinto mandato: un manager modello Prima Repubblica, capace di attraversare ogni cambio di esecutivo grazie a una rete diplomatica che spazia dal Congo alla Tanzania.

Rimangono blindati i vertici di Enel, con Paolo Scaroni alla guida del board (protetto da Antonio Tajani) e Flavio Cattaneo nelle vesti di Ceo. In Enav la poltrona più alta va a Sandro Pappalardo, ex assessore (di Fratelli d’Italia) al turismo in Sicilia e già a capo di Ita Airways, mentre il timone operativo passa a Igor De Biasio, in quota Lega. Dopo aver confermato qualche giorno fa Matteo Del Fante come numero uno di Poste Italiane e Silvia Rovere come presidente, ora manca all’appello solo Terna e la sua governance: Cassa depositi e prestiti, l’azionista di riferimento della società elettrica, ha tempo fino al 17 aprile per depositare la lista. In pole per sostituire Di Foggia c’è Pasqualino Monti, stimatissimo da Arianna Meloni, con il forzista Stefano Cuzzilla pronto per il vertice istituzionale (figura che Paolo Barelli avrebbe voluto in Leonardo).

Il valzer si chiude senza ferite apparenti nella coalizione, ma con il forte malumore delle opposizioni. Peppe De Cristofaro (Avs), presidente del gruppo Misto al Senato, reclama “più trasparenza e il coinvolgimento del Parlamento”. Il Pd martella sull’ennesima spartizione, ma il più avvelenato resta Matteo Renzi, che punta il dito sul caso Leonardo: “Meloni spieghi perché ha rimosso Cingolani”.

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